Cremona: la mirabile musica dell’armonia

Tutto, al mio arrivo a Cremona, mi si presentò contemporaneamente alla vista come pervaso da una musica di mirabile armonia

(Hermann Hesse – Arrivo a Cremona – 1913)

L’invito a visitare Cremona da parte della catena alberghiera Cremona Hotels e da parte di Turismo Cremona, ci aveva lasciati inizialmente, in redazione, un pochino perplessi. Gli sguardi si rincorrevano curiosi,  come quando fai le parole crociate e non ti viene la risposta alla definizione che hai appena letto e cerchi l’aiuto “del pubblico”… Si, certo Cremona… la città delle tre T… diceva con sicurezza qualcuno… ma le famose tre T di Cremona, sono come l’elenco dei 7 nani o dei 7 re di Roma… tutti li citano ma quando vai a farne realmente l’elenco te ne manca sempre qualcuno…

Anche nel caso di Cremona, sulla prima T sono tutti d’accordo, la città è la patria gastronomica del Torrone, che una golosa leggenda locale fa risalire al 1441, per l’occasione delle nozza fra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza, ma che nella realtà e pur con nomi diversi, era noto già a Romani ed arabi. A Cremona, però, raggiunse livelli qualitativi unici, consentendo ad alcuni mastri pasticceri locali ( Sperlari, Lanfranchi, Vergari, ecc) di diventare vere e proprie grandi aziende dolciarie, alcune purtroppo non più italiane. Al Torrone è dedicata anche una specifica festa che si svolge a Cremona nel mese di novembre (nel 2019 dal 19 al 24 novembre) ma che continua tradizionalmente sulle nostre tavole per tutto il periodo natalizio.

Sulla seconda T le risposte non sono più così univoche, ma a grandissima maggioranza si assegna la seconda T al “Torrazzo“, uno dei monumenti simbolo della città, Torre campanaria del Duomo che con i suoi 112 metri di altezza domina la città. Per arrivare in cima, senza ascensore, bisogna salire ben 502 scalini, ma ne vale la pena, perchè è l’unico modo per godersi la vista di un panorama unico che spazia dalla distesa dei tetti rossi del cuore medievale della città, al verde della Pianura padana, ai meandri del vicino fiume Po’, che dista dal centro cittadino meno di un chilometro ed al cui porto fluviale si deve la nascita e lo sviluppo della Cremona romana.

La terza T di Cremona accende invece molte discussioni… C’è chi la attribuisce alla leggendaria presenza in città di ragazze dal seno particolarmente bello e prosperoso (T…come tette.. si può scrivere Tette su un blog?…) ma subito qualcun altro attribuisce questa caratteristica femminile alle bolognesi e quindi afferma convinto che la terza T è un omaggio a Tognazzi, grandissimo attore comico italiano, nato a Cremona nel 1922. Personalmente, nel dubbio, dedico la terza T a tutti i colleghi Travel Blogger e con questo beneagurante richiamo alla nostra comune passione per i viaggi, mi accingo a verificare, sul campo, i pregi ed i difetti di questa simpatica e turisticamente trascurata città.

Adagiata sulle rive del Po, proprio nel cuore della Pianura Padana, Cremona è una città-gioiello nel campo artistico e in particolare musicale. Infatti, è proprio la musica ad averla resa famosa in tutto il mondo: Cremona è senza dubbio la capitale mondiale della liuteria, l’antica arte di costruzione del violino e di altri strumenti a corda, riconosciuta nel 2012 persino dall’ UNESCO che ha proclamato il “saper fare liutario cremonesepatrimonio immateriale dell’umanità.

 

La musica ti accoglie fin dai tuoi primi passi a Cremona. Uscito dalla stazione è un grande violino ad accoglierti ed è la musica a darti il benvenuto fra i vicoli e le piazze della città.

La città di Stradivari e della Liuteria

Cremona è la città di Antonio Stradivari (1643-1737), liutaio italiano  divenuto celebre in tutta Europa per aver costruito durante la sua vita più di 1.100 strumenti, tra violini e viole e almeno 80 violoncelli, suonati dai massimi violinisti di ogni tempo tra cui, ad esempio, Paganini. Per farvi capire la grandezza artigiana di Stradivari dovete sapere che oggi un maestro Liutaio ci mette almeno due mesi per realizzare un violino, pur con l’aiuto di alcuni strumenti tecnici sconosciuti in epoca settecentesca, mentre il maestro cremonese impiegava meno della metà del tempo e con risultati qualitatitvi a tutt’oggi ineguagliati.

Ma la tradizione liutaia cremonese, non è fatta solo di un grande solista o di poche famiglie tradizionali, come ad esempio gli Amati ed i Guarneri, ma di una realtà corale che oggi raccoglie in un unico Consorzio più di 150 artigiani che sono presenti nel cuore di questa città e che aprono le loro botteghe ad appassionati e turisti, con specifiche visite guidate su prenotazione.

Anche noi di Giroviaggiando, in compagnia degli amici del Consorzio Liutai “A. Stradivari, abbiamo visitato due delle botteghe liutarie presenti in città. Accolti da Giorgio Grisales, liutaio e Presidente del Consorzio, abbiamo ripercorso i passaggi di produzione di ogni singolo strumento, scoprendo che, salvo qualche piccola differenza tecnologica, gli step di creazione di un violino sono gli stessi dei maestri liutai seicenteschi. La scelta del legno, l’acero dei Balcani nella realizzazione del fondo, delle fasce e del manico e l’abete rosso della val di Fiemme per la tavola. Il gesto di battere sul legno stagionato per ascoltarne il suono prima di sceglierlo. Le oltre trenta mani di vernice necessarie a dare, ad ogni violino cremonese, quella colorazione unica che lo identifica e lo rende riconoscibile anche a distanza di anni.

Per realizzare un violino servono circa 220 ore di lavoro manuale ed appassionato. Insieme ad un altro associato al Consorzio, il Liutaio Stefano Conia, approfondiamo proprio questo lato passionale di questa professione artigiana unica al mondo. Nella realizzazione di un singolo violino, infatti, il liutaio deve mettere tutta la sua massima attenzione perchè ogni piccolo errore durante la lavorazione può rappresentare una perdita di qualità musicale, di cui purtroppo, ci si accorge solo a strumento completato, quando, nella gran parte dei casi, non è più possibile intervenire.

Secondo una tradizione locale un liutaio deve aver realizzato almento duecento strumenti prima di potersi definire un Maestro… mentre scopriamo, parlando con i due Maestri che ogni violino ha un proprio nome scelto dal liutaio per sottolinearne l’unica specificità, nell’ambito di modelli codificati da almeno 3 o 4 secoli.

Mediamente un violino cremonese, che come capirete è considerato un pò la Ferrari degli strumenti musicali, ha un ciclo di vita e di utilizzo molto lungo, anche superiore al secolo. Questo comporta una grande attenzione anche alla manutenzione dello strumento ed ad eventuali interventi di restauro e riparazione. Per questi interventi infatti va usato un legno il più possibile “anagraficamente” vicino a quello con cui è stato realizzato il violino e dato che non è facile reperire legni antichi di almeno uno o due secoli, ogni liutaio ha una scorta “familiare” di legni che passa di generazione in generazione e che, se capita, viene integrata con l’acquisto di tavole ed assi provenienti da cascine o case rurali abbattute o abbandonate.

Il Museo del Violino

Per completare questo nostro viaggio nell’arte liutaia entriamo al Museo del Violino che raccoglie al suo interno alcuni reperti stradivariani, la ricostruzione di una bottega di liuteria e soprattutto due collezioni dal valore inestimabile: lo “Scrigno dei tesori” e i Friends of Stradivari, una collezione dedicata all’espressione della miglior liuteria contemporanea mondiale.

Lo scrigno dei Tesori, cuore del Museo, raccoglie i 12 strumenti più significativi della grande scuola liutaria cremonese, dal più antico, il Carlo IX di Andrea Amati del 1566, al celebre “Cremonese” del 1715  di Stradivari, a l’”Heller”, intarsiato nel 1679, allo “Scotland” che il maestro liutaio realizzò a 90 anni, fino al più recente, il violino di Simone Fernando Sacconi del 1941.

Le sale dedicate ai “Friends of Stradivari“, un network internazionale fra quanti possiedono, usano o custodiscono capolavori dei grandi maestri cremonesi, raccolgono, a rotazione, importanti strumenti dei grandi maestri cremonesi, appartenenti a collezioni pubbliche e private di tutto il mondo.

In giro per la Città

Usciti dal Museo, lasciamoci tentare da una bellissima passeggiata nel centro storico di Cremona, iniziando dalla Piazza del Duomo e lasciandoci guidare nuovamente dalle parole di Hermann Hesse:

uscii all’aperto, levai gli occhi meravigliato e con un unico sguardo stupito vidi innanzi a me il Duomo, una struttura architettonica straordinariamente bella e ardita. Nel pallido chiarore la facciata del Duomo si ergeva imponente sulla piccola piazza, meravigliosamente equilibrata e paga di sé; sul grande portale un’opera scultorea incomprensibile e un enorme bel rosone con accanto, leggere ed eleganti, due schiere di piccoli archi a tutto sesto, sorretti da esili colonne squisitamente leggere e sottili e in alto, due vaste, vuote, ardite volute.

Lo scrittore con queste parole ci descrive il Duomo della città, consacrato nel 1196 e dedicato a Santa Maria Assunta.  L’edificio che ammiriamo oggi ha raggiunto l’aspetto attuale dopo numerosi rimaneggiamenti successivi durante i quali, sulla chiesa romanica, venne abilmente innestata una struttura gotica che rese la Cattedrale di Cremona uno dei più insigni esempi di architettura religiosa del Nord Italia. Anche il corredo pittorico conservato all’interno è di grande prestigio, vi si possono ammirare opere dei più importanti esponenti della scuola pittorica rinascimentale cremonese: Boccaccio Boccaccino, Gian Francesco Bembo, Altobello Melone, Girolamo Romanino, Pordenone e Bernardino Gatti.

La posizione della cattedrale sulla Piazza del Comune, cuore della città medievale, testimonia il profondo legame esistente a quei tempi tra potere religioso e potere politico.

Accanto alla Cattedrale, svetta maestoso il Torrazzo, la famosa torre campanaria alta 112 metri, ed una delle famose tre T iniziali. Il suo aspetto attuale è il frutto della sovrapposizione di due strutture: una prima torre romanica del 1267 ed una seconda torre a cuspide con pianta ottagonale. Fu probabilmente completato nel 1305, mentre la palla e la croce che si vedono poste in cima ad essa risalgono al XVII secolo.

Consigliamo nuovamente di salire in cima al Torrazzo per godersi il panorama e se non vi accontentate della mia parola, lascio che sia nuovamente Hermann Hesse a convincervi:

Tutto questo mi si presentò contemporaneamente alla vista come pervaso da una musica di mirabile armonia, mentre lì accanto si slanciava nel cielo un campanile indicibilmente alto, superbo e quasi temibile, con piccoli delicati archetti che sembravano dissolversi nella notte”.

 

Scesi dal Torrazzo e passeggiando per la città, godetevi le molte botteghe storiche e le famose pasticcerie cremonesi, a cui dedicheremo uno dei prossimi articoli nella nostra sezione enogastronomica “Girogustando” dedicato ai tre prodotti enogastronomici cremonesi più conosciuti: il Torrone, la Mostarda di frutta fresca e il Provolone Valpadana.

Completate la vostra passeggiata sugli argini del Po’, tra prati e piste ciclabili, nella zona dell’antico porto fluviale romano dove è iniziata la storia di Cremona.

Se poi cercate un luogo per soggiornare e se volete, lasciatevi guidare sempre da Hermann Hesse.

Durante il suo soggiorno a Cremona nel 1913 lo scrittore dormì in un albergo in centro ancora esistente l’Albergo Astoria, oggi appartenente alla catena Cremona Hotels.

Nonostante il secolo passato dalla prestigiosa visita, l’albergo, modernamente organizzato, è un ottimo punto di partenza per esplorare la città seguendo le orme di Hesse o, se siete fortunati, per godervi una delle tante iniziative e presentazioni editoriali che vengono realizzate all’interno della struttura.

Durante la nostra permanenza grazie ad una di queste presentazioni editoriali, abbiamo viaggiato sulle orme di Chatwin alla scoperta della Patagonia…. ma questo affascinante luogo argentino sarà oggetto di un altro viaggio e sicuramente di un altro post.

 

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