Oriolo Romano (Vt): l’ideale di una città felice

Tra i luoghi che meritano particolare osservazione in queste contrade e che sono atti a pascere la curiosità di un viaggiatore, sono la Mola ed il Borgo di Oriolo...”

( Scipione BreislakOsservazioni sulla Tolfa, Oriolo e Latera – Roma 1786)

Oriolo Romano è un comune italiano di oltre tremila abitanti della provincia di Viterbo e deve la sua nascita al sogno di un piccolo nobile rinascimentale, Giorgio III Santacroce, di costruire una città ideale non solo secondo i canoni architettonici, molto in voga nel Rinascimento, ma anche una città armonica e felice.

Fino al 1560 infatti al posto di Oriolo si estendeva da secoli una faggeta, simile a quella che ancora oggi circonda il vicino paese di Manziana e che una volta si ricollegava alla Selva Cimina, citata anche da Dante nella Divina Commedia, come esempio di foresta selvaggia ed inestricabile. In quell’anno Giorgio III Santacroce, ricevuto il territorio in dono dagli Orsini, reclutò nella vicina Umbria un centinaio di famiglie di boscaioli, tra cui ben 37 provenienti dal Castello di Parrano, visitato e raccontato anche dal nostro Blog, a cui affidò il disboscamento del territorio e che, in seguito, divennero i primi abitanti del neonato Borgo.

Dovendo creare un borgo da zero, Giorgio Santacroce seguì per Oriolo, un progetto che si ispirava agli ideali e concetti precisi dell’urbanistica del Cinquecento della città ideale e del manierismo, con la particolarità di essere uno dei pochissimi insediamenti razionalmente pianificati dal punto di vista urbanistico già a partire dalla sua fondazione.

Nel Rinascimento costruire una città ideale era un obiettivo ed un sogno di molti umanisti, letterati e nobili personaggi, e non si limitava al solo ambito architettonico. Costruire una nuova città voleva dire pensare alla sua organizzazione, alle sue regole, al modo ed alla qualità della vita dei suoi cittadini, e chi decideva di realizzare la propria doveva sentirsi, in piccolo, un nuovo “creatore”.

A questa riflessione dobbiamo aggiungere che le linee guida della filosofia rinascimentale non erano di facile successo e realizzazione all’interno del dominio Pontificio ed a così pochi chilometri da Roma, cuore dell’ortodossia, dove l’unico “Creatore” ed organizzatore riconosciuto è Dio ed esclusivamente tramite il suo Vicario terreno… Non è un caso se, le grandi città ideali del Rinascimento: Pienza, Terra del Sole, Palmanova, Sabbioneta, furono tutte realizzate fuori del Lazio…

L’assetto urbanistico originario di Oriolo Romano presenta una suddivisione geometrica ben definita con un centro ideale rappresentato dal Palazzo Altieri, la famiglia di Papa Clemente X subentrata ai Santacroce alla metà del 1600. Da questo centro ideale si irradiano tre larghe vie con case a schiera parallele all’asse dei punti cardinali Nord-Sud. Secondo una recente chiave di lettura da parte di architetti e studiosi, lo schema architettonico del paese, scelto da Giorgio III, richiama, nei suoi punti principali, le stelle della Costellazione di Orione, cara a molti filosofi ed alchimisti rinascimentali.

Palazzo Altieri

Cuore del Borgo è il Palazzo Altieri. Edificato dalla famiglia Santacroce tra il 1578 e il 1585 fu ampliato dalla famiglia Altieri nel 1674 sotto la direzione di Carlo Fontana, durante il papato di Clemente X, l’esponente più rilevante della famiglia.

 

L’interno contiene molti affreschi attribuiti alla scuola di Taddeo Zuccari ed è oggi sede di un interessante Museo, articolato al suo interno in 14 sale, tra le quali il Salone degli Avi, fulcro del palazzo, la Cappella S. Massimo opera degli Orsini, e la Galleria dei Papi.

Il Salone degli Avi con i ritratti degli Altieri con i loro stemmi e blasoni ,la Sala di passaggio, la Sala di Giuseppe e delle Belle,dove rimangono nove degli undici ritratti delle sorelle Mancini dipinti da Jacob Ferdinand Voet, tra gli affreschi delle pareti c’è una preziosa immagine del palazzo prima degli interventi operati dagli Orsini e dagli Altieri.

La Sala da pranzo, presenta dipinti tardo-settecenteschi che raffigurano i feudi circostanti , il palazzo e la via Altieri di Oriolo Romano. A seguire vi è la Sala di Giovanni Baglione, la Sala del sogno di Giacobbe, la Sala di Giosuè, la Sala di David, la Sala di Eliseo, la Saletta delle Vedute o di Riposo, la Sala del Sacrifico di Elia, la Sala dell’Eterno, la Sala del Trono ed infine la Galleria dei Papi.

Nel percorso di visita alle diverse sale occorre considerare che i dipinti ed i nomi di ogni sala non furono casuali, ma richiesti in maniera specifica dal Committente, Giorgio Santacroce, per “ispirare ed indirizzare” il familiare a cui era destinata ogni specifica stanza.

Il palazzo contiene nell’ala est anche la Galleria dei papi, una collezione di dipinti a olio su tele iniziata dal cardinale Paluzzo Albertoni Altieri e raffigurante tutti i papi che si sono succeduti nella storia da San Pietro a Francesco. La pinacoteca è particolarmente importante perché è l’unica completa esistente al mondo e servì da modello per i ritratti dei papi di San Paolo fuori le mura che gli originali erano andati distrutti dopo l’incendio della Basilica del 1823.

In una dimora signorile non poteva mancare il giardino per conferirle la connotazione completa di villa secondo i canoni stilistici del XVI secolo. Anche Palazzo Altieri ha il suo giardino, ma contrariamente ad altri siti nobiliari della Tuscia (Bagnaia, Caprarola, ecc) dove furono realizzati geometrici giardini all’italiana, quì fu creata un’area di circa 8 ettari dove alle zone curate ed ordinate si associavano aree di campagna in uno stile preparatorio al futuro giardino all’inglese.

Passeggiando per il Borgo ed il Parco possiamo immergerci nella filosofia del “buon e sereno vivere” del suo fondatore. Una filosofia fatta propria anche dagli amministratori e dagli attuali abitanti del Borgo che hanno mantenuto nel tempo questa attenzione alla qualità della vita e del proprio ambiente naturale. Non è quindi un caso che, da anni, Oriolo Romano faccia parte della “Associazione dei comuni virtuosi” e dei “Borghi autentici d’Italia“. E dobbiamo ringraziare proprio il prestigioso invito al Meeting annuale dei Borghi Autentici, rivolto alla nostro Blog, che ci ha fornito lo spunto per visitare e scoprire questo bel Borgo della Tuscia.

 

Non è neanche un caso che nel territorio comunale si trovino due importanti siti naturalistici: la Faggeta Vetusta del Monte Raschio, che due anni fa è stata inserita nel Patrimonio Mondiale Naturale dell’Umanità dell’Unesco e la Mola di Oriolo, ricordata anche dai diari di viaggio dei naturalisti del ‘700. La Mola è un’area naturale attraversata dal fiume Mignone dove sono presenti resti archeologici romani, un mulino idraulico edificato nel 1573 e polle di acqua sulfurea e ferruginosa.

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