Ariccia: le meravigliose sorprese del Barocco nella capitale della porchetta

Guarda che sole ch’è sortito Nannì
che profumo de rose, de garofani e pansè.
Com’è tutto un paradiso, li Castelli so’ accosì.

Là c’è l’Ariccia, più giù c’è Castello
ch’è davvero un goiello, co’ quel lago da incanta’

(Na gita a li Castelli – Franco Silvestri 1923)

 

Nella cultura popolare romana la zona del Castelli Romani, tutto il comprensorio di paesi intorno al Lago di Albano ed a quello di Nemi, è sempre stato sinonimo di buon vivere, di cibo sano e di momenti di gioia e spensieratezza. Come ci ricorda questa canzone popolare romana degli anni 20 ogni “castello” aveva il suo abbinamento enogastronomico: il vino di Marino e Albano, le fragoline di Nemi, il pane di Genzano, la porchetta di Ariccia…

Anche oggi, migliaia di romani durante il sere del fine settimana, lasciano la città e salgono verso i Castelli alla ricerca di “vino e porchetta”, classico abbinamento offerto dalle numerose “fraschette” presenti nella zona dei Castelli Romani. Tradizionalmente, a differenza dell’osteria che offriva all’avventore Vino e Cucina, la fraschetta era invece un ambiente più semplice e rustico, privo di cucina, dove il cliente poteva portarsi il cibo da casa (il tradizionale “fagotto”) e bere invece il buon vino locale, la cui presenza era indicata da una “frasca” carica di foglie e grappoli, che fungeva da rustica “insegna” del locale.

 

Nell’immaginario di tutti questi antesignani del turismo enogastronomico, parlare di porchetta significa parlare di Ariccia (Roma), la vera capitale laziale della Porchetta.

La porchetta di Ariccia, che dal 2011 è stata riconosciuta come prodotto IGP, ha in realtà, in questa zona, origini ben più nobili e antiche risalenti addirittura all’epoca pre-romana, intorno a IV secolo Avanti Cristo. Nell’antichità Ariccia, una delle città più importanti del Latium Vetus, era infatti uno dei centri del culto delle divinità greche Demetra e PersefoneCerere e Proserpina per i Romani. Per chi non le conoscesse queste divinità sovrintendevano ai culti agricoli e rappresentavano il ciclo delle stagioni. Durante le specifiche feste in onore delle due dee che si svolgevano in primavera ed autunno era tradizione donare a Cerere: farro, orzo, lenticchie, fave e focacce e un maialino votivo arrostito per intero, l’antenato della moderna porchetta.

Quindi gustare una fragrante e croccante porzione di porchetta ad Ariccia, non è cedere ad una golosa tentazione culinaria ma fare un vero e proprio approfondimento culturale…

Purtroppo però, tanto successo culinario, ha penalizzato il bel Borgo di Ariccia e molti dei suoi visitatori distratti dalla ricerca della Fraschetta giusta dove passare la serata, ignorano le meraviglie barocche che la città riserva a chi vuole andare “oltre” la pur prelibata porchetta.

Ariccia infatti dona ai suoi visitatori più attenti due grandi perle del barocco romano, realizzate su progetto del Bernini: la Collegiata di Santa Maria Assunta ed il meraviglioso Palazzo Chigi entrambi collocati nella stupenda Piazza di Corte.

La Collegiata dell’Assunta

La Collegiata di Santa Maria Assunta è il principale luogo di culto di Ariccia. L’attuale edificio venne costruito tra il 1662 ed il 1664 su progetto dell’architetto Gian Lorenzo Bernini, grazie all’interessamento di papa Alessandro VII Chigi e di suo nipote, il cardinale Flavio Chigi. L’architettura di questa chiesa e della sua cupola, è volutamente ispirata al Pantheon di Roma. Nel maggio del 1664 la chiesa fu inaugurata da Papa Alessandro VII, in persona.

Palazzo Chigi

Il palazzo, edificato sulla medesima piazza della Chiesa dalla famiglia Savelli alla fine del Cinquecento, passò poi ai Chigi che portarono avanti i lavori di ampliamento e sistemazione tra il 1661 ed il 1672, sotto la direzione di Gian Lorenzo Bernini e Carlo Fontana.

Bernini in quegli anni stava lavorando a Roma al famoso progetto del colonnato esterno della Basilica di San Pietro, su commissione proprio del medesimo Papa Alessandro VII, e quindi si volle sdebitare occupandosi della ristrutturazione “artistica” del feudo di famiglia dei Chigi: Ariccia.

I lavori di ristrutturazione del Palazzo ad opera di Bernini e del suo allievo Carlo Fontana, terminarono nel 1672 ma l’attuale aspetto è dovuto all’ampliamento voluto dal principe Augusto Chigi nel 1740.

Il palazzo conserva il suo arredamento originario, in gran parte del XVII secolo, con un’importante collezione di dipinti, sculture e arredi barocchi di stretto ambito berniniano, ma anche affreschi seicenteschi e neoclassici. Quello che colpisce il visitatore, una volta entrati al suo interno è proprio la bellezza barocca degli ambienti, in cui le varie generazioni di abitanti, in un accumulo lento e stratificato, hanno lasciato arredi, tappezzerie e oggetti che vanno dal Seicento fino all’Ottocento, il tutto rimasto per lo più intatto.

Le parti visitabili del Palazzo sono le Stanze del cardinal Flavio Chigi al pian terreno, il Piano Nobile, il Museo del Barocco Romano al piano mezzanino sinistro e, nei periodi in cui sono allestite le mostre temporanee, le aree espositive al piano mezzanino destro.

Nelle Stanze del Cardinale, al piano terra, e in quelle del Piano Nobile – molte delle quali hanno le pareti foderate da rarissimi rivestimenti in cuoio del XVII secolo, i cosiddetti “parati di Cordoba”, una delle tante preziosità che rendono ineguagliabile questo luogo –, sono ospitati dipinti dei massimi artisti della Roma seicentesca: Michelangelo Pace detto “il Campidoglio”, Giovan Battista Gaulli detto “il Baciccio“, Mario Nuzzi “Mario dei Fiori“. Nella Cappella del Palazzo, troviamo “San Giuseppe e il Bambino” raffigurati in una bellissima sanguigna che Bernini compose nel 1663. È l’unica opera muraria del maestro e l’unica da lui autografata.

 

Ciascuna delle oltre ventisei sale presenta ricche decorazioni, a cominciare dagli affreschi delle stanze del pianterreno, con un ciclo di segni zodiacali ed uccelli; seguono le nove stanze dette del Cardinale, così chiamate poiché originario appartamento del cardinale Flavio Chigi e gli affreschi ottocenteschi nella loggia al piano nobile, usata come sala da pranzo estiva. Agli affreschi si alternano parati di seta e preziosi corami, ovvero cuoi di Cordoba incisi a motivi vegetali, a loro volta colorati dorati o argentati, di cui si conservano anche le antiche matrici in legno. La particolarità di questi arredi è di trovarsi ancora negli ambienti originali per i quali vennero concepiti.

Fra le tante, uniche e speciali curiosità del palazzo troviamo: la Farmacia, uno stanzino rosso pieno di scansie adibito alle preparazioni mediche e la Sala del Trucco, dove è ospitato un antenato seicentesco del biliardo, detto Trucco, il cui obiettivo è far passare, con tiri di grande precisione, delle palline  attraverso delle piccole porte.

Ma una delle  vere e proprie meraviglie del Palazzo è proprio la rara tappezzeria in cuoio stampato, risalente al XVI secolo. La moda del cuoio decorato fu introdotta in Spagna dagli arabi e diffusa dagli spagnoli in tutta europa. I parati erano realizzati con pelli di montone conciate, ricoperte con foglie d’argento e decorate a stampo ed infine laccate. Le singole pelli venivano poi cucite insieme ed utilizzate come tappezzeria. Ad Ariccia furono preferite a tappezzerie in seta e damaschi probabilmente per la migliore capacità del pellame di isolare dal freddo e dall’umido del palazzo.

Il fascino “vissuto” del Palazzo colpì particolarmente il grande regista Luchino Visconti che nel 1962, ambientò proprio in queste stanze quasi tutte le scene “interne” del Gattopardo.

La conservazione degli ambienti, degli arredi e della quadreria è stata possibile grazie al fatto che l’edificio è restato per secoli di proprietà della famiglia Chigi, che l’ha venduto insieme al Parco allo Stato Italiano soltanto nel 1989. Da allora il comune di Ariccia ha iniziato un lungo processo di restauro ed ha aperto il Palazzo alle visite turistiche che vengono svolte ed animate dagli appassionati soci dall’Associazione Amici di Palazzo Chigi.

Pe chi volesse imitarci e visitare questo bellissima perla del Barocco romano e laziale, troverà sul sito www.palazzochigiariccia.com tutte le informazioni necessarie.

Il Museo del Barocco Romano

Il Palazzo è completato da un piccolo Museo del Barocco Romano, inaugurato nel 2008,  che raccoglie ed espone in una decina di sale circa 300 opere provenienti perlopiù dalle donazioni delle diverse collezioni private Lemme, Fagiolo dell’Arco, Laschena e Ferrari. Le tele, disposte come in un’antica quadreria, sono un insieme coerente di ritratti, quadri devozionali o bozzetti, frutto di acquisizioni sul mercato antiquario, ma che annoverano artisti importantissimi come Maratta, Baciccio, Brandi, Sacchi, Gimignani, Giaquinto e rappresentano un esempio unico della pittura romana del Sei e Settecento.

Il Parco

Merita una visita anche il parco esterno al Palazzo. Nato originariamente come giardino naturalistico, destinato alla caccia, acquisi pian piano quello speciale fascino romantico che lo fece diventare, nel corso del ‘700 ed ‘800 una meta privilegiata della visita ad Ariccia all’interno del Gran Tour, tanto da venire riprodotto nei dipinti di numerosi artisti romantici quali ad esempio Hackert, Corot, Turner, ecc.

“Attraversammo Albano dopo esserci fermati, poco prima di Genzano, all’ingresso d’un parco che il proprietario, il principe Chigi, tiene in modo bizzarro; dico “tiene” non che lo mantiene; e perciò non vuol dir nemmeno che alcuno vi dia dentro un’occhiata. Quivi si sviluppa una vera selva selvaggia: alberi e arbusti, erbe e tralci crescono a loro talento, si seccano, cadono in terra e marciscono. Tutto ciò è perfettamente giusto, e tanto meglio così. Il piazzale davanti all’ingresso è bello da non potersi dire; un alto muro di cinta chiude la valle, un portone a cancellata permette uno sguardo nell’interno, poi la collna sale e sulla vetta si erge il castello. Ci sarebbe da cavarne il più grandioso dei quadri, se un vero artista vi si aggiungesse ” (J. W. Goethe)

La descrizione poetica del Giardino di Palazzo Chigi, realizzata da Goethe, durante la sua tappa del Grand Tour ci consiglia un’ultima sosta ad Ariccia per visitare, sempre sulla medesima Piazza del Palazzo, la Locanda Martorelli

La Locanda Martorelli

La Locanda Martorelli, originariamente Casino Stazi è nota per gli affreschi eseguiti da Taddeo Kuntze, nel 1770 e relativi alla storia mitica della fondazione di Ariccia. Ma la locanda fu anche un’importante tappa di grandi artisti, scrittori, poeti e viaggiatori del Grand Tour, tra questi Corot, Turner, Ibsen, Gogol,Andersen, D’Azeglio e naturalmente Kuntze. Dal 1998 la Locanda è proprietà del Comune di Ariccia ed è gestita con passione dai soci dell’Archeo Club Aricino Nemorense.

 

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Commenti

  1. Santina

    Non sapevo che Ariccia avesse tutte queste belle ricchezze artistiche, grazie a giroviaggiando, ho potuto apprendere che Ariccia non è solo porchetta, ma molto di più!

    1. Autore
      del Post
      Lamberto Funghi

      Grazie Santina del tuo apprezzamento. Ariccia è sicuramente piena di ottime sorprese culturali. Ad esempio una volta al mese, all’interno del palazzo, viene organizzata una rievocazione storica della vita quotidiana del ‘600 con attori e storici dell’arte, naturalmente tutti in costume. 😉

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