Roma: Giroviaggiando nel fascino dell’Appia Antica

il silenzio, la pace, un mondo sempre nascente e perfetto, dove cominciavo a ritrovare me stesso…..lo si sente sulla Via Appia, dove, pur essendo arrivato nel tardo pomeriggio, mi sentivo, passeggiando, con il cuore talmente pieno che in quel momento sarei potuto morire”

(A. Camus, “Taccuini. Vol. III”, dicembre 1954)

Se anche voi, romani o turisti volete seguire l’esempio del grande scrittore francese Albert Camus, ed andarvi a ricreare, fisico e mente, in uno dei luoghi di Roma dove realmente è “passata”, anche in senso fisico, la Storia non dovete far altro che raggiungere e passeggiare per l’Appia Antica, visitando i moltissimi monumenti che circondano la “Regina Viarum”, cioè la più importante di tutte le strade che, per tradizione, portano a Roma.

Sembrerà strano ma il modo migliore per raggiungere l’Appia Antica è utilizzare comodamente l’autobus della Linea 118, visto che fra lastricato romano, monumenti e area parco è assolutamente sconsigliato andare in macchina e sperare di trovare un parcheggio…. Autobus che può essere preso all’uscita della Stazione Colosseo della Metro B e dove nei giorni e negli orari previsti potrete portare anche le vostre biciclette o il vostro cestino delle vivande, per una pic nic affascinante nel verde e nella storia di Roma. Se poi non avete nè bicicletta, nè vivande non perdetevi d’animo, troverete entrambe le cose sul posto e passerete comunque una giornata magnifica.

Una volta a bordo, godetevi l’itinerario: Colosseo, Circo Massimo, Terme di Caracalla, Porta San Sebastiano fino ad arrivare all’antica via Appia,  che  anticamente collegava Roma al porto di Brindisi.

La storia della Via Appia Antica

Realizzata nel 312 avanti Cristo dal console Appio Claudio, a cui deve il nome, univa Roma in un primo tempo alla Campania e successivamente al porto di Brindisi.

La principale caratteristica di questa nuova strada, all’epoca tecnologicamente avanzatissima, era di essere percorribile con ogni tempo e con ogni mezzo, grazie alla pavimentazione realizzata con grandi pietre levigate e perfettamente combacianti, poggiate su uno strato di pietrisco che assicurava una ottima tenuta e drenaggio che ha permesso ad ampi tratti di strada antica di arrivare fino ai nostri giorni.

Quasi sempre rettilinea, l’Appia antica era larga circa 4,10 metri, una misura che consentiva la circolazione di carri nei due sensi, affiancata da un duplice percorso pedonale e servita da pietre miliari. Lungo le prime miglia sorgono numerose installazioni funerarie, seguendo la legge romana che vietava di seppellire i morti entro la cinta  muraria “sacra” dell’Urbe. In questo modo sorsero lungo l’Appia, monumenti di illustri famiglie, ma anche colombari e cimiteri sotterranei inizialmente pagani e successivamente cristiani.

Si creò cosí un patrimonio eccezionale di testimonianze storiche, culturali e artistiche di grandissimo valore della storia di Roma. Tra le più note Porta San Sebastiano, le Catacombe di San Callisto e quelle di San Sebastiano, l’area del Circo e del Palazzo imperiale di Massenzio, il mausoleo di Cecilia Metella.

Nel medioevo I Conti di Tuscolo trasformarono il sepolcro di Cecilia Metella in una fortezza. Nel 1300 Bonifacio VIII Caetani dona questo castello alla sua famiglia e intorno a esso sorge un grande borgo fortificato che scavalca la strada e la sbarra, con l’obiettivo di imporre pesanti pedaggi su merci e viaggiatori.

I Caetani sono così esosi nelle loro richieste che in poco tempo nascono percorsi alternativi, quali l’Appia Nuova, che parte da Porta San Giovanni e alla fine del ’600 l’Appia Pignatelli.

Il Parco dell’Appia Antica

Tutto questo territorio è da anni parte del Parco dell’Appia Antica, un’oasi di circa 4.580 ettari, la cui sede è situata all’interno della ex Cartiera Latina, uno tra i pochi impianti industriali sopravvissuti nella città di Roma fino al 1985 ed oggi trasformato in centro didattico ed ambientale.

Le finalità del Parco sono la conservazione e la valorizzazione del territorio in esso compreso, per permettere ai cittadini il godimento di straordinarie bellezze paesaggistiche e la conoscenza e la fruizione delle sue aree storiche, artistiche e naturalistiche. Con questo obiettivo il Parco offre ai suoi visitatori, attività ludiche e didattiche per bambini, sei percorsi a piedi, cinque percorsi in bicicletta e il particolarissimo Sentiero dell’acqua: per esplorare, a qualsiasi età, tutti i monumenti e i luoghi più belli e per trascorrere giornate in tranquillità e a contatto con la natura, lontani dal caos cittadino.

Le catacombe

Ai primi secoli del Cristianesimo risalgono le catacombe di S. Callisto, dove trovarono sepoltura più di cinquanta martiri, tra i quali Santa Cecilia, patrona della Musica, e sedici pontefici, e quelle di S. Sebastiano, dove si venera la sepoltura dell’omonimo martire.

Le Catacombe di San Callisto sono tra le più grandi e importanti di Roma. Sorsero verso la metà del secondo secolo e fanno parte di un complesso cimiteriale che occupa un’area di 15 ettari di terreno, con una rete di gallerie lunghe quasi 20 chilometri, su diversi piani, e raggiungono una profondità superiore ai 20 metri. Prendono nome dal diacono San Callisto, che, all’inizio del III secolo, fu messo da Papa Zefirino all’amministrazione del cimitero e che, per ironia della sorte, fu però martirizzato e sepolto in un’altra zona della città, lungo l’antica Via Aurelia.

Nelle Catacombe trovarono sepoltura diversi Papi, dei primi secoli del cristianesimo e Santa Cecilia, la popolare patrona della musica. Di nobile famiglia romana, Cecilia fu martirizzata nel terzo secolo, sepolta e qui venerata per almeno cinque secoli, fino a che nell’821 le sue relique furono trasportate in Trastevere nella basilica a lei dedicata.

Altrettanto importanti le vicine Catacombe di San Sebastiano, situate al III miglio della via Appia, e costituite da un complesso di più di 12 km di gallerie, situate “presso le cave” (in greco “katà kymbas”) di tufo e pozzolana, furono le prime ad essere chiamate con il termine greco di “catacombe”, nome poi esteso alle altre necropoli sotterranee. Inizialmente furono un’area cimiteriale aperta anche alle sepolture pagane, ma durante le persecuzioni di Valeriano (258 d.C.) il complesso ospitò temporaneamente le spoglie degli Apostoli e martiri Pietro e Paolo. Oltre alle fonti antiche che ricordano la venerazione dei due martiri in questo luogo, denominato “Memoria Apostolorum”, su un muro del complesso sono stati rinvenuti moltissimi graffiti di pellegrini con invocazioni e preghiere rivolte a Pietro e Paolo, tutt’oggi leggibili.

All’interno del Complesso è anche sepolto S.Sebastiano, condannato a morte sotto Diocleziano e conosciuto per essere raffigurato, in ricordo del suo martirio, legato e trafitto da numerose frecce.  Secondo la tradizione, nonostante le numerose frecce, San Sebastiano non morì e fu raccolto e curato da una vedova cristiana. Appena guarito Sebastiano tornò dall’imperatore per proclamare ancora la sua fede. Fu nuovamente martirizzato, questa volta a bastonate e sepolto nell’area cimiteriale che qualche secolo più tardi porterà il suo nome.

Nel V secolo le Catacombe presenti sull’Appia erano uno dei luoghi più frequentati dai pellegrini, i quali percorrevano le buie gallerie secondo itinerari obbligati creati da papa Damaso per celebrare il culto dei martiri e santi lì deposti. Tanto era il desiderio dei pellegrini di riportare nei propri paesi di provenienza, un ricordo di quei luoghi o una reliquia di quei martiri, che molti romani, privi di grandi scrupoli, diedero vita ad un vero e proprio commercio di “ricordini” e pseudo reliquie che, attraversando i secoli, è giunto anche davanti alle nostre attuali Chiese, Santuari e Basiliche…

Dopo le Catacombe di San Sebastiano la linea 118 vira verso l’Appia Pignatelli, ma noi vi consigliamo di scendere e fare ulteriori due passi ammirando e visitando il circo di Massenzio ed il Mausoleo di Cecilia Metella.

Il Complesso della Villa e del Circo di Massenzio

Il complesso massenziano, è una delle aree archeologiche più suggestive della campagna romana ed è costituito da tre edifici principali: il palazzo, il circo ed un mausoleo dinastico, progettati per celebrare l’imperatore Massenzio, prima della sua sconfitta da parte di Costantino il Grande nella battaglia di Ponte Milvio del 312 d.C..

Curioso come il mausoleo realizzato per accogliere la sepoltura dell’imperatore e dei suoi discendenti, sia passato alla storia come Tomba di Romolo. Visitandolo, gran parte dei turisti frettolosi pensano di trovarsi davanti la tomba del mitico fondatore di Roma, in realtà il Romolo a suo tempo sepolto nel Mausoleo, era il primo figlio dell’Imperatore Massenzio.

Mausoleo di Cecilia Metella

Storia altrettanto ricca di aneddoti, curiosità e colpi di scena, è anche quella del Mausoleo di Cecilia Metella.

Costruita per la nobile romana Cecilia Metella, figlia di Quinto Cecilio Metello, console  e conquistatore, dell’isola di Creta e moglie di Marco Licinio Crasso, figlio maggiore di Marco Licinio Crasso, membro insieme a Cesare e Pompeo, del primo triumvirato.

Il rango della famiglia spiega sia la posizione dominante, rispetto alla strada, del mausoleo, su un rilievo che ne consente la visibilità anche da notevole distanza, sia la sinteticità dell’iscrizione, in quanto i nomi ivi incisi erano sufficienti a ricordare ai passanti il livello sociale della defunta.

Il cilindro esterno originariamente sormontato da un tumulo di terra ricoperto da vegetazione, accoglieva la camera mortuaria dell’illustre defunta, ma la particolare forma “a Torre” fu anche una delle cause che ne cambiarono, nel medioevo, la destinazione d’uso in castello della famiglia Caetani. Questi occuparono la tomba e la incorporarono in un vero e proprio borgo fortificato denominato “Castrum Caetani” da cui i Caetani controllavano il traffico sulla strada, riscuotendo esose gabelle.

Per ironia della sorte, la distruzione del Castello e di buona parte del Mausoleo, non fu causata da eventi militari ma dalla decisione di  Papa Urbano VIII Barberini di demolire il monumento per riutilizzare il materiale per completare lavori della fontana di Trevi. Ma contrariamente alle aspettative del Pontefice il popolo romano protestò talmente tanto che il Bernini, incaricato dal Papa, dovette abbandonare il progetto.

Nei secoli successivi il complesso fu comunque abbandonato ed in parte demolito, diventando una delle scenografie preferite dei tanti pittori “pastorali” che nei secoli successivi immortalarono e valorizzarono, nelle loro opere, la campagna romana.

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