Bergamo: la rivincita della città “non protagonista”

Forse nella distrazione estiva a qualcuno dei nostri Giroviaggiatori sarà sfuggito che lo scorso luglio le “Mura Veneziane” della città di Bergamo sono entrate nella lista UNESCO dei monumenti “Patrimonio Mondiale dell’Umanità. E’ sicuramente una bellissima notizia per l’Italia e per la città di Bergamo, ma a noi ha colpito ed incuriosito una domanda? perchè l’Unesco si è fermato alle Mura? Non esiste altro di bello o rilevante a Bergamo se non le mura della città?

Se ci pensate è un pò come se un vostro amico dichiarasse che il vostro è uno dei più bei regali che ha ricevuto….grazie alla scatola! Non sareste curiosi di capire anche voi se ha apprezzato anche il contenuto? Se anche il contenuto era qualcosa di bello che ha gradito?

E dato che dove c’è una curiosità noi di Giroviaggiando non resistiamo alla tentazione di approfondire, ecco che abbiamo accettato con molto piacere la proposta dell’Associazione Guide turistiche della Città di Bergamo di scoprire e visitare quello che per secoli le mura veneziane di Bergamo hanno racchiuso e difeso.

Arrivati in città scopriamo che non esiste una sola Bergamo ma che in realtà sono due: Bergamo Alta, edificata su una altura e racchiusa nelle famose mura veneziane e Bergamo Bassa, nata dall’aggregazione successiva di diversi piccoli Borghi sottostanti la parte alta della Città.

A Bergamo questa suddivisione non è solo una caratteristica “urbanistica” causata dalla particolare morfologia del territorio ma è un confine storico e culturale. Da una parte la Città Alta posta a un’ altitudine più elevata e che ospita la maggioranza dei monumenti più significativi, dall’altra la Città Bassa – che benché sia anch’essa di antica origine e conservi i suoi nuclei storici – è stata resa in parte più moderna da alcuni successivi interventi di urbanizzazione. Una suddivisione così radicata che, come ogni abitante di Bergamo sa, la prima domanda che viene fatta di solito ad un bergamasco è… “Bergamo di dove? Bergamo Alta o bassa?”. Un confine culturale così radicalmente tradizionale che, ad esempio, anche il teatro goldoniano prevede ben due famosi personaggi di origine bergamasca: “Arlecchino” originario della parte bassa della Città e “Brighella” proveniente da Bergamo Alta.

Visto che siamo a Bergamo per scoprire cosa c’è dentro le mura, concentreremo questa volta la nostra attenzione sulla Città Alta ma consigliamo i nostri followers che visiteranno la città di riservarsi uno spazio anche per la parte “bassa”, per i suoi monumenti e i suoi musei, primo fra tutti l’Accademia Carrara, che raccoglie una delle più belle pinacoteche italiane con opere di Botticelli, Bellini, Raffaello, Tiziano e Lotto .

Dirigiamoci verso la città alta e, come un’altra tradizione bergamasca prevede, per entrare utilizziamo al funicolare. Da oltre 120 anni le funicolari attraversano le mura di Bergamo, collegando il centro contemporaneo al cuore medioevale della città, permettendo a tutti i turisti di godere, durante il viaggio, di un magnifico panorama e di compiere, in pochi minuti, un bellissimo salto nel tempo, nella storia e nell’arte.

 

La Piazza Vecchia

La parte più conosciuta e frequentata di Bergamo Alta è Piazza Vecchia, con la fontana Contarini, donata alla città nel 1780 dal Podestà veneziano Alvise Contarini, il Palazzo della Ragione, antica sede del podestà rappresentante della Serenissima Repubblica di Venezia, la Torre civica (detta il Campanone) e altri palazzi che la circondano su tutti i lati.

 

Dire Piazza Vecchia significa dire Città Alta: è stata per secoli il fulcro del potere politico di Bergamo e ancora oggi continua ad essere il luogo dove ci si incontra e si vive il tempo libero. Costruita nel medesimo punto dove sorgeva l’antico foro romano, la Piazza diviene il centro della città medievale. Nelle vicinanze troviamo la Torre del Gombito, oggi sede dell’ufficio informazioni turistiche di Bergamo,  che segna l’incrocio tra il cardo e il decumano dell’antica città romana. Qui incontriamo Barbara, che per conto dell’Associazione Guide Turistiche della Città di Bergamo, ci guiderà alla scoperta di tutto ciò che di bello e curioso le famose mura cinquecentesce difendono e racchiudono.

 

Partiamo per il nostro itinerario ed iniziamo a scoprire una delle tante particolarità di Bergamo Alta: non esiste una vera e propria piazza del mercato, ma tante piccole piazzette dove si svolgevano gli scambi commerciali di specifiche tipologie di prodotti, il fieno, le scarpe, la carne, ecc. Il motivo di questa scelta è dovuto alla rinuncia degli abitanti della Bergamo medievale ad “allargarsi” oltre le mura cittadine. I limiti fisici di spazio furono la causa dell’adozione di particolari soluzioni organizzative della città, quale la suddivisione delle merceologie e delle relative lavorazioni in zone diverse del borgo, il livellamento urbanistico degli originari sette colli sui quali Bergamo romana era costruita e la realizzazione di moltissime case torri, segno di distinzione delle diverse famiglie nobili, prima che di difesa nelle lotte civili che scoppiarono nella città durante il periodo comunale. Venuta meno la loro funzione, quasi tutte le torri vennero abbattute; le poche superstiti sono rimaste a segnare con la loro presenza il tessuto medievale della città, mentre le nobili famiglie bergamasche spesero grandi fortune per costruire palazzi maggiormente degni del loro ruolo sociale.

La più famosa di queste torri, la Torre Civica fa da raccordo tra il Palazzo della Ragione e il Palazzo del Podestà. In questo esatto punto, ogni sera da ben 360 anni, alle ventidue, scoccano immancabili i cento rintocchi di campana che anticamente avvisavano gli abitanti dell’imminente chiusura di tutte le quattro porte d’accesso alla Città Vecchia.

Al di là del Palazzo della Ragione si trovano il Duomo di Sant’Alessandro, la Cappella Colleoni dell’architetto Giovanni Antonio Amadeo con i monumenti funebri al condottiero Bartolomeo Colleoni e di sua figlia Medea, il Battistero eretto da Giovanni da Campione e la basilica di Santa Maria Maggiore coi suoi bei portali laterali nord e sud, pure di Giovanni da Campione.

La Basilica di Santa Maria Maggiore

Esiste un legame profondo e antico tra la città e la Basilica di Santa Maria Maggiore, che deriva probabilmente dalle singolari condizioni della sua edificazione.

Nei primi anni del 1100, una terribile epidemia di peste dilaga in Europa provocando morti e desolazione. Gli abitanti di Bergamo decidono allora di chiedere aiuto alla Madonna: se li proteggerà dal contagio le dedicheranno una chiesa come ringraziamento. E siccome i bergamaschi sono persone di parola, nel 1137 danno seguito al voto e sulla Piazza del Duomo in Città Alta costruiscono la Basilica di Santa Maria Maggiore. Fanno le cose in grande: la chiesa rivela fin da subito il suo splendore e viene ulteriormente abbellita nei secoli successivi. Affreschi, stucchi, arazzi e tarsie lignee realizzate su disegno del famosissimo artista Lorenzo Lotto decorano oggi l’interno dell’edificio.

 

 

 

Dentro Santa Maria Maggiore è custodito inoltre il monumento funebre a Gaetano Donizetti, famosissimo compositore, simbolo e portavoce di Bergamo nel mondo. Una grande figura di musicista che, in vita, non ebbe il meritato successo per le sue opere, a causa dell’innocente “concorrenza anagrafica” di compositori del calibro di Verdi e Puccini.

La Basilica è particolare perché, nonostante la sua bellezza e le molte opere d’arte che custodisce, non è la Cattedrale di Bergamo, anzi è una delle rare “chiese civiche”, cioè di tradizionale proprietà comunale, ancora esistenti in Italia. Per questo motivo, non dipendendo dal Vescovo, è caratterizzata dalla mancanza di un ingresso centrale e della facciata, che sarebbe originariamente stata rivolta verso il palazzo vescovile e per la quale, nessun Vescovo, dette mai l’autorizzazione.

Grazie a questa piccola ripicca medievale, i quattro accessi alla chiesa sono tutti laterali. Alla base delle colonnine dei piccoli portici posti a protezione e copertura degli ingressi furono posti quattro leoni rossi e bianchi in marmo. Sulla parete esterna, tra le due porte sul lato settentrionale sono infisse nel muro le antiche misure in vigore a Bergamo durante il periodo medievale: il Capitium Comunis Pergami (cavezzo – 2,63 metri) e il Brachium (braccio – 53,1 cm) a cui i tessitori e i commercianti facevano riferimento quando facevano affari.

La Cappella Colleoni

Accanto alla Basilica, anzi innestata in essa, troviamo un altro grande monumento di Bergamo: la Cappella funeraria di un grande personaggio del rinascimento italiano: Bartolomeo Colleoni.

 

Bartolomeo Colleoni è stato tra i più celebri capitani di ventura d’Italia. Soldato intrepido, passò la sua vita a guerreggiare in giro per l’Italia, principalmente al servizio della Repubblica di Venezia. Nato a Bergamo, vi tornò all’apice del suo potere e qui volle essere seppellito.

I bergamaschi sono quindi molto legati alla sua figura e alle tracce che ha lasciato sul territorio: dai numerosi castelli nella pianura, alla fitta rete di canalizzazione da lui voluta, fino alla bellissima cappella in cui riposa. Genio militare e carattere determinato, ma anche padre amorevole di ben 7 figlie. In punto di morte diede vita ad una speciale istituzione caritativa bergamasca “il Luogo Pio della Pietà” per aiutare le ragazze nubili e prive di dote ed esistente ancora oggi, pur con scopi filantropici più moderni.

Non si deve dimenticare però come fosse un uomo forte, quasi brutale, tanto da diventare nei secoli esempio di forza “virile”. A tal proposito  si narra come i Canonici di Santa Maria Maggiore fossero contrari a concedergli lo spazio per edificare la sua Cappella. Bartolomeo risolse la questione con la sua conosciuta determinazione: mandò i suoi soldati e fece abbattere la vecchia sagrestia della basilica, creando “di fatto” lo spazio per edificare la propria bellissima Cappella di famiglia. Forse per questo suo carattere determinato, forse per essere diventato nel tempo padre di sette figlie, forse per un pizzico di strumentale malizia ma, secondo la tradizione, Bartolomeo Colleoni scelse proprio gli attributi della virilità maschile come uno dei suoi simboli araldici. Secondo una consolidata tradizione bergamasca “sfregare” questo particolare stemma araldico regala “fortuna” agli uomini e “fecondità” alla donne. Vero o non vero, tradizione o superstizione, abbiamo rilevato di persona che la zona della cancellata dove si trova lo stemma “virile” di Colleoni è particolarmente lucida e splendente…

Il Duomo di Bergamo, che si affaccia sulla medesima piazza, fa a prima vista la figura del parente povero. In realtà all’interno di questa chiesa, dedicata a Sant’Alessandro ed  edificata su progetto dell’architetto Carlo Fontana si trovano importanti opere d’arte e le preziose reliquie di San Giovanni XXIII. Il conosciutissimo “Papa Buono” era infatti originario di un piccolo paese vicino Bergamo “Sotto il Monte”.

Lasciata la Piazza, percorriamo Via Colleoni, verso Piazza della Cittadella che è il cuore di città alta. In Piazza della Cittadella si trovano il Civico museo archeologico e il Museo “Enrico Caffi” di scienze naturali, poco lontano dai quali si può visitare la Fontana del Lantro, posta presso la chiesa di San Lorenzo. Tra le altre architetture religiose, la chiesa di San Michele al Pozzo Bianco, che conserva gli affreschi con Scene della vita di Maria di Lorenzo Lotto (1525).

Mentre camminiamo con Barbara alla scoperta del cuore medievale di Bergamo, capiamo improvvisamente qual’è il vero fascino di questa città: essere ammirata, scoperta e apprezzata cercando “fra le righe”, andando oltre le facciate e le “prime impressioni”. In sostanza Bergamo è come quei grandi attori che svolgono nei film un ruolo di secondo piano ma lo fanno con tanta umiltà e bravura da vincere l’Oscar per il migliore attore non protagonista, alla faccia degli interpreti principali.

Di Oscar di bellezza Bergamo ne ha molti: palazzi nobiliari che dall’esterno hanno semplici facciate ma all’interno custodiscono bellissimi e preziosi arredi, chiese, come quella di Santa Maria Maggiore, preziosi scrigni di tesori d’arte, ma che non hanno il rango religioso di Cattedrale, condottieri famosi, passati alla storia popolare più per il proprio simbolo araldico che per le proprie gesta, musicisti, eroi risorgimentali, garibaldini, grandi papi, mecenati, tutti uniti dal medesimo sobrio low profile.

Ecco, Bergamo è una città bellissima ma sobria, proprio come qualcosa di prezioso che si nasconde a prima vista, proprio come le perle che per conoscerle ed apprezzarle devi trovarle, svelarle e conquistarle con fatica… Ed a proposito di conquiste, eccoci arrivati alle famose Mura veneziane, premiate dall’Unesco.

Le Mura veneziane

Bergamo è tuttora una delle poche città capoluogo italiane, assieme a Ferrara, Lucca, Verona, Padova, Treviso e Grosseto, il cui centro storico è rimasto completamente circondato dalle mura che, a loro volta, hanno mantenuto pressoché intatto il loro aspetto originario nel corso dei secoli.

 

I bastioni vennero costruiti tra il 1561 e il 1588 su ordine del doge in quanto Bergamo, come città posta alla frontiera ovest della Repubblica Veneta, poteva essere facile preda degli stati confinanti. In effetti a metà del Cinquecento, con la scoperta dell’America, la Repubblica Veneta stava iniziando il suo inesorabile declino nel dominio dei commerci marittimi, a causa di ciò, rivolse una sempre maggiore attenzione per commerci che avvenivano verso il centro d’Europa.

Il senato veneziano, decise di investire milioni di ducati d’oro, per rinforzare i confini ovest della Repubblica e per dare un segnale di forza invitò a visitare il cantiere di costruzione i rappresentanti di tutti gli stati confinanti, rappresentanti del confinante Ducato di Milano “in primis”. Anche in questo caso, sarà per abilità, sarà per caso ma le possenti mura di Bergamo non furono mai messe alla prova da assedi o azioni militari e questo ha permesso che arrivassero fino a noi, praticamente intatte e percorribili a piedi.

Una lunga storia difensiva che si conclude con un fine più che lieto: le opere di difesa veneziane, dislocate su varie fortezze lungo un percorso transnazionale, da Bergamo al Montenegro passando per la Croazia, vengono riconosciute dall’UNESCO come 53esimo patrimonio italiano e 11esimo in Lombardia. Progetto che in Italia ha coinvolto anche Peschiera del garda e Palmanova, oltre che Sebenico e Zara in Croazia e Cattaro in Montenegro.

L’accesso alla città avveniva da quattro porte: Porta San Giacomo (l’unica oggi perennemente pedonabile), Porta Sant’Agostino, Porta Sant’Alessandro e Porta San Lorenzo.

Porta San Giacomo, in marmo bianco rosato, è la più bella e maestosa delle quattro. Fu costruita nel 1592 e mostra, al centro, l’effigie del leone alato di San Marco. Porta Sant’Alessandro, che collegava Bergamo con Lecco e Como, è invece famosa per un altro piccolo goloso primato bergamasco. In una pasticceria della zona “La Marianna“, unendo del cioccolato fondente al gelato alla crema, fu creato nel 1961, il famosissimo gusto “stracciatella“, che deve il suo nome proprio all’effetto che il cioccolato creò nel mantecatore, simile a quello tipico dell’uovo che si rapprende nel brodo della stracciatella detta alla romana.

Scende la sera e lo scrigno delle bellezze di Bergamo Alta si accende di luci e di una particolare magia. Diamo atto all’amministrazione comunale di aver salvaguardato questo tesoro medievale da insegne al neon o altri eccessivi simboli di modernità. Gustiamo in silenzio la sobrietà dell’atmosfera che ci accoglie e ringraziamo in cuor nostro l’Unesco che valorizzando le Mura come Patrimonio dell’Umanità, ci ha dato una buona ragione per visitare Bergamo e L’Associazione Guide che ci ha permesso di non fermarci ad esse ma di scoprire cosa quelle mura nascondevano.

 

 

Come tutti i principianti anche la neoturistica Bergamo Alta ha qualche aspetto di accoglienza da migliorare e di cui raccomandiamo i nostri lettori di fare tesoro, specialmente se, come noi, hanno un’età “vintage”:

  •   La città antica ha strade di origine medievale, costruite con ciottoli e che richiedono scarpe comode per essere calpestate. Anche se avete in mente una serata romantica evitate tacchi troppo vistosi ed alti
  • In tutto il centro storico che vi abbiamo descritto, non esistono panchine e dato che la città deve essere visitata principalmente a piedi, le uniche zone di sosta sono i tavolini dei numerosi bar e locali, ma naturalmente non sono gratis…
  • Se ripartite di prima mattina ed il vostro albergo è nella città alta, ricordatevi di verificare gli orari di partenza della Funicolare o di prenotare un taxi la sera prima. Noi, non sapendolo, non lo abbiamo fatto e siamo dovuti scendere a piedi fino a Bergamo Bassa, dove poi un autobus ci ha portato in stazione.
  • Come in molte città aperte da poco al turismo siate comprensivi ma attenti con il personale di alberghi e ristoranti. A noi è capitato che al posto di una Focaccia bianca al rosmarino ci fosse servita una focaccia marinara con sugo ed aglio… Il divertente tentativo del cameriere di farci credere che a Bergamo la focaccia la fanno con il pomodoro si è infranto contro la nostra “terronica” conoscenza della pizza e di tutte le sue possibili versatili ricette.

Siamo certi che, entro breve tempo, tutti questi piccoli difetti scompariranno e che la città di Bergamo Alta o Bassa si offrirà allo sguardo del turista per quello che realmente: è uno scrigno prezioso che riempirà i vostri occhi di meraviglia ed il vostro cuore di preziosi ricordi di viaggio.

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Scrivimi su lamberto.giroviaggiandoblog@gmail.com

Commenti

  1. Carolina Dominguez

    CIAO LAMBERTO. ALLA RICERCA DI SAPERE DI PIÙ DI BELA ITALIA. HO FINALMENTE TROVATO QUESTO BLOG, CHE CON LE PAROLE FINE, DESCRIVERE I LUOGHI DI QUESTO MERAVIGLIOSO TERRITORIO. PIANO UN GIORNO VAI A DWELL LÀ. GRAZIE PER FORNIRE UNO SPLENDIDO VIAGGIO TRA IMMAGINI DI LUOGHI E PAROLE.
    Grazie

    PER FAVORE, SENTIRE SE HO ERRORE ORTOGRAFICO. IO SONO ARGENTINA E VIVO IN BRASILE. L’ITALIANO È LA LINGUA DI MIA MADRE, COSÌ COMPRENDO, ANCORA NON SCRIVERE O PARLARE MOLTO BENE.

    1. Autore
      del Post
      Lamberto Funghi

      Grazie Carolina e non preoccuparti per il tuo italiano. Fra amanti dei viaggi e della bellezza ci si comprende con poche parole.
      Gracias Carolina y no te preocupes por tu italiano. Entre los amantes de los viajes y la belleza podemos entendernos con pocas palabras
      Obrigado Carolina e não se preocupe com o seu italiano. Entre os amantes de viagens e beleza, podemos nos entender com poucas palavras
      Espero ver você em breve para visitar a Itália
      Lamberto

  2. Carolina Dominguez

    Che bella ricettività. E anche scritto in spagnolo, nella mia lingua madre e portoghese. Molto attento
    Spero di visitare l’Italia l’anno prossimo. E chi sa come vivere lì (io sono cittadino italiano).

    buona settimana Lamberto.

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