La favola di Orvinio (Ri): da Canemorto a Borgo più bello d’Italia

Oggi, amici GiroViaggiatori andiamo alla scoperta di una di quelle piccole favole che solo la provincia italiana può svelare. Per farlo ci avventuriamo nuovamente in provincia di Rieti ed andiamo alla scoperta del bel borgo di Orvinio. La scusa è data dalla nostra partecipazione ad una delle tante belle manifestazioni organizzate da questo piccolo comune sabino: “Orvinio in Arte 2017“.

Orvinio, con i suoi 840 metri di altitudine, è il comune più alto del bellissimo Parco dei Monti Lucretili, e si trova in una zona panoramica montana collocata fra la Via Salaria e la Via Tiburtina. Il nome di Orvinio deriva dall’antica città di Orvinium, fondata dai Siculi, cioè i nonni dei nonni, dei nonni degli attuali siciliani, durante la loro dominazione pre romana della Sabina. La zona fu molti secoli dopo, nell’817 dopo Cristo, teatro di una grande battaglia e di una grande vittoria di Carlo Magno che sbaragliò un forte esercito saraceno, distruggendolo quasi completamente. La vittoria contro i mussulmani (giunti ormai a poche centinaia di km da Roma…) restò così impressa nelle tradizioni locali da spingere gli abitanti di Orvinio a modificare, per onorare la vittoria di Carlo, il nome del proprio Borgo in “Canemorto”…

Immagino la vostra perplessità contemporanea per questa scelta, frutto anche di quella consolidata tenerezza e rispetto che tutti abbiamo per i nostri amici a 4 zampe, ma curiosi di natura, abbiamo approfondito e scoperto che questo bizzarro nome non è legato al trattamento riservato ai nostri “pelosi amici” ma alla morte durante la battaglia del pericoloso Comandante dei Saraceni (Khan… in arabo). Quindi il luogo dove il “khan era morto”, divenne nei secoli…. “Canemorto” e lo rimase fino al 1863, anno in cui venne nuovamente sostituito dal nome di Orvinio. Scherzi della toponomastica e della cultura che può considerare un onore quello che secoli dopo può sembrare un dispetto.

Lasciamo il nome di Canemorto al suo meritato oblio e godiamoci invece una bella passeggiata per il caratteristico borgo.

 

Superata la porta dell’area medievale di Orvinio ci perdiamo fra i tanti stand artigianali che ci accolgono lungo il percorso principale della manifestazione. Molte sono le persone presenti e molte le proposte, artistiche, artigianali e culinarie. Fra queste la nostra curiosità viene colpita da un raro artigiano, produttore ” in diretta” di cesti ed oggetti in vimini e da tre donne, imprenditrici, che, sempre con le loro mani realizzano saponette artigianali, confetture e gelatine con prodotti del territorio.

Gianni Roncarà, il nostro maestro del Vimini, opera da anni in questa zona della Sabina, con l’obiettivo di promuovere e divulgare l’antica “arte Viminale”, cioè quell’antica tecnica artigiana che, attraverso materiali di provenienza vegetale, realizza ceste ed altri oggetti in vimini. Un’arte particolare, capace di dar vita, con le proprie mani ad oggetti necessari e di uso comune, usando solamente intrecci di canne ed altri vegetali (ginestra, salice, olmo, lentischio, ecc). Piante che vanno riconosciute e cercate nei campi, lungo i ruscelli e le siepi e che devono essere lavorate con pazienza ed usando esclusivamente le mani. Una sapienza antica che negli anni ha dato vita anche ad alcuni corsi di formazione sul territorio con l’obiettivo di tramandare ai giovani questa risorsa artigianale “a costo zero” che madre natura ci mette a disposizione.

 

Non meno artigianale è il lavoro e la passione che Eliana Mongale mette nella realizzazione delle sue originali gelatine di vino e marmellate di frutta e verdura. La frutta utilizzata viene da coltivazioni esclusivamente bio della zona di Lanuvio, mentre la verdura arriva direttamente dagli orti di un paese vicino ad Orvinio, Tufo di Carsoli. Come i buongustai capiranno, la produzione non è “in serie” e le marmellate prodotte cambiano a seconda del periodo e delle disponibilità in natura. Noi abbiamo assaggiato e comprato la marmellata di albicocche e succo di limoncello di cui abbiamo un caro, grato e gustoso ricordo.

 

Altrettanto artigianale e buona è la confettura di ciliege che gustiamo e compriamo dalla brava Costanza Marchisio dell’Azienda Agricola “I Colli” di Poggio San Lorenzo (Ri).

Oltre alla bontà del prodotto, ci colpisce la storia di Costanza e suo marito Lorenzo, che “scelgono” di lasciare Roma per venire in Sabina e dedicarsi al loro “sogno” di tornare e valorizzare la propria terra. Da quel sogno, in pochi anni, è nata un’azienda agricola specializzata nelle produzioni tipiche sabine: olio extravergine di oliva estratto a freddo e confetture di frutta e verdura dell’orto, senza conservanti, coloranti ed addensanti artificiali. Nei futuri progetti di Costanza e Lorenzo ci sono anche corsi di educazione alimentare ed ambientale e l’apertura, nella loro azienda, di un’area di ospitalità agrituristica. Auguriamo ai nostri “ex concittadini” un grande in bocca al lupo per i loro progetti e proseguiamo la nostra visita scoprendo piccole e curiose “oasi artistiche” collocate in alcune cantine, piazzette e vicoli del Borgo.

Il binomio fra Orvinio e l’arte, è consolidato nel tempo. In questo piccolo borgo sabino sono nati Vincenzo Manenti, insigne pittore seicentesco e Girolamo Frezza, incisore settecentesco  ed una delle principali chiese del paese San Giacomo è stata realizzata, nel 1612 su disegno del Bernini.

Oggi la chiesa è sconsacrata ed ospita eventi culturali organizzati dal Comune.

Durante “Orvinio in Arte”, organizzata dall’Associazione locale “Orviniando“,  la chiesa ha ospitato la presentazione del libro “Tutti i Racconti” dello scrittore Andrea Carraro, letti dal regista teatrale Paolo Vanacore  . L’evento culturale è stato arricchito, nella parte finale, dall’eclettico percussionista Massimo Carrano.

La serata si è conclusa con la proiezione del film “Lascia stare i Santi” prodotto dall’Istituto Luce e realizzato da Gianfranco Pannone, docente del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, in collaborazione con Ambrogio Sparagna.

Arte, cinema, cultura, cibo sano, slow life sono diventati oggi le caratteristiche principali del buon vivere ad Orvinio.

 

Una qualità di vita che ha permesso ad Orvinio di essere inserito nella lista dei “Borghi più belli d’Italia“. Traguardo che ha completando, negli anni, il percorso di sviluppo virtuoso di questa piccola comunità sabina di poco più di 400 abitanti, passata dall’essere conosciuta solo per la casuale morte di un comandante saraceno ad essere uno fra i Borghi più belli e da visitare d’Italia.

 

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Commenti

  1. adriano

    si potrebbe anche ricordare la permanenza di Garibaldi nel Palazzo Marelli .Aprile del “49” e proprio a Orvinio nel “67” la colonna garibaldina”Pianciani “si arresese e depose le armi alle autorità locali

    1. Autore
      del Post
      Lamberto Funghi

      Grazie Adriano del tuo suggerimento. Spero di avere presto un’altra occasione per tornare nel vostro bel Borgo. Magari in occasione di una delle tante manifestazioni culturali che organizzate. Buona estate!

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