L’Umbria che non ti aspetti e che non dimentichi: borghi e paesaggi

Come molti romani, sono sempre stato innamorato dell’Umbria. L’ho sempre considerata il mio giardino di casa e ci sono andato spesso, visitando i suoi luoghi più conosciuti e turistici: Perugia, Assisi, il Lago Trasimeno, Spoleto, Gubbio.

Ho accettato quindi con piacere ed un pò di curiosità l’invito al Blogger Tour organizzato da Città della Pieve Promotion, con l’obiettivo di conoscere quella che pensavo fosse, con un pizzico di mia presunzione, una parte turisticamente minore dell’Umbria.

Niente di più sbagliato, visitare questa parte dell’Umbria sarà stato pure, fino ad oggi, turisticamente marginale, ma se la vivi, la attraversi e ti ci fermi, ti colpisce al cuore, come una sorpresa che non ti aspetti e che non riesci più a dimenticare…

 

Ma andiamo per gradi… il primo aspetto con cui ti confronti in questo territorio sono le curve… quelle delle colline, quelle delle mura e dei bastioni che proteggono paesi da fiaba e quelle stradali che ti costringono ad andare piano ed a guardarti intorno. Le curve ti fanno subito capire che quì la lentezza è un valore. Se hai fretta, tutto ciò che è veloce passa nella sottostante vallata, la Val di Chiana,: l’autostrada per Firenze, l’alta velocità ferroviaria, strade e ferrovie dritte, piane e veloci, per chi ha fretta, per chi non è curioso, per chi non vuole scoprire e lasciarsi scoprire.

Ma noi incalliti GiroViaggiatori, amiamo andare lenti e quindi ci lasciamo cullare da queste curve e da queste colline che diventano una porta spazio temporale che ci proietta gentilmente in un’altra dimensione, dove hai il tempo di vedere, sedimentare, parlare, conoscere, scoprire, incontrare e magari innamorarti di questo territorio.

Paciano

Paciano Porta Fiorentina

La prima tappa di questo magico viaggio ci porta a Paciano, un piccolo comune in provincia di Perugia che sorge tra le verdi colline che contornano la parte meridionale del Lago Trasimeno.

Paciano, circondato da bellissime distese di uliveti, fu fondato nel XIV secolo, sulle rovine di un antico tempio pagano consacrato al dio Giano, una delle divinità della religione romana. Costruito in cotto rosato, come molti antichi paesi della zona è racchiuso all’interno di una, ben conservata, cinta muraria, rafforzata dalle abitazioni.

Inserito, da vari anni, tra i borghi medievali più belli d’Italia, basta una breve passeggiata fra i suoi vicoli e le sue piazzette per comprendere che Paciano fonda il proprio concetto di valorizzazione sull’amore, il rispetto e la cura del proprio paesaggio, sulla partecipazione attiva dei suoi nemmeno mille abitanti, consapevoli dell’importanza della tutela di un passato ricco di memorie, di beni artistici e peculiari caratteristiche paesaggistiche.

Uno di questi progetti di amore per il proprio territorio lo possiamo scoprire a Palazzo Baldeschi dove è stato realizzato “TrasiMemo“.

TrasiMemo è un progetto di valorizzazione delle memorie, di riconoscimento e di tutela dei patrimoni culturali di comunità. L’obiettivo principale è contribuire a restituire visibilità ai saperi artigianali nella zona del lago Trasimeno.

L’idea però non si limita a documentare e far conoscere i diversi saperi artigianali attraverso l’uso delle più aggiornate forme espositive e didattiche, ma persegue l’obiettivo di raccontare le persone, le loro storie, i loro mondi, dando la possibilità ai visitatori di utilizzare l’esposizione per scoprire, sperimentare e dare vita a queste tessere di memoria.

Una delle sezioni più affascinanti per noi moderni viaggiatori è quella dedicata all’antica arte della tessitura, che abbiamo visitato accompagnati da una moderna e bravissima “Penelope“, Monica Giacomelli, che ci ha proiettato in un mondo fatato fatto di telai, tessuti, antichi strumenti e saperi che ancora oggi sono in gran parte funzionati ed a disposizione di chi li vuole scoprire ed imparare. E dato che questo speciale percorso della memoria culturale del territorio prevede anche esperienze concrete, ecco che anche il vostro Giroviaggiatore di fiducia, si è cimentato con il telaio e gli altri strumenti della tessitura…

Prima di lasciare Paciano, ritagliatevi il tempo per una rilassante passeggiata fuori delle antiche mura, fino al Santuario della Madonna della Stella.

La Chiesa, dedicata alla Madonna della Stella, risale al 1572 e ricorda ben due aneddoti miracolosi. Nel primo un contadino troppo nervoso ed irruento, faticava a far lavorare i propri buoi su un terreno troppo duro e pesante. Davanti ad una piccola edicola della Madonna, gli animali si fermarono ed il contadino dalla rabbia bestemmiò; a quel punto apparve la Madonna e i buoi si inginocchiarono e non ne vollero più sapere di tirare l’aratro. Vista la pessima fama del contadino protagonista, nessuno credette al racconto, finchè qualche decina d’anni dopo un altro pellegrino vide, per due sere consecutive, il raggio di una stella illuminare la facciata della stessa edicola con la Madonna. Secondo la tradizione nel medesimo momento sul manto della Madonna, dipinta nell’edicola comparve una stella ad otto punte e gli abitanti del borgo di Paciano, finalmente convinti, edificarono sul luogo una piccola chiesa dedicata, appunto, alla vergine. La chiesa è stata da poco restaurata e merita una visita, se non altro, per il particolare ciclo di affreschi che, sul soffito della sacrestia raccontano la straordinaria vicenda.

Accompagnati dalle guide del Consorzio “Terre del Perugino” lasciamo Paciano e raggiungiamo, dopo pochi chilometri un altro Borgo fra i più belli d’Italia: Panicale

Panicale

Panicale, che deve il suo nome ad un’altra divinità romana, il dio Pan, conserva ancora la struttura del castello medioevale, un tempo circondato dal fossato, con i due ingressi verso Perugia e verso Firenze, e con le sue tre piazze inglobate in un giro di ellissi concentriche.

Noi, durante la nostra visita, siamo entrati dalla porta Perugina, incontrando subito la bella fontana ottagonale in travertino del 1473, di fronte al trecentesco palazzo Pretorio.

Più avanti troviamo la chiesa di San Michele Arcangelo, di origine longobarda. Sulla stessa piazza si affaccia la casa di Giacomo Paneri, meglio conosciuto come Boldrino da Panicale, famoso capitano di ventura, mentre il nostro percorso termina nel punto più alto di Panicale, dove si trova il palazzo del Podestà del XIV secolo, sede dell’Archivio storico e notarile, costruito in stile lombardo-gotico dai maestri comacini. Qui la vista spazia sul lago Trasimeno e sulle terre di confine tra Umbria e Toscana.

Scendendo attraverso le viuzze del borgo, si raggiunge il piccolo e prezioso teatro Cesare Caporali, costruito nel XVIII secolo e totalmente ristrutturato dall’architetto Giovanni Caproni nel 1858 secondo la tipologia classica del teatro all’italiana: pianta a ferro di cavallo, due ordini di palchi e un loggione. La sua struttura è interamente in legno decorato con stucchi e medaglioni. Conserva il sipario dipinto nel 1859 da Mariano Piervittori, dedicato alla consegna delle chiavi di Perugia al condottiero Boldrino Paneri.

Ma la vera sorpresa di Panicale è l’Oratorio di San Sebastiano, che conserva un meraviglioso affresco dipinto dal Perugino nel 1505, il martirio di San Sebastiano, che ne decora la parete di fondo. Bellissima e particolare sia la scenografia di fondo dell’opera che richiama proprio quei paesaggi umbri di cui il Perugino è maestro indiscusso, ma anche la grazia e la serenità che trapelano dal volto di San Sebastiano, lontanissimi dalla truculenza e violenza che uno si aspetterebbe dal racconto pittorico di un martirio…

Serenità e bellezza che richiamano ancora una volta i doni che questa terra speciale ha in serbo per i suoi visitatori meno frettolosi. Nella stessa chiesetta si può ammirare un affresco staccato, la Madonna in trono con angeli musicanti, che recentemente è stato attribuito alla mano di Raffaello.

Arriva la sera ed i borghi di questa meravigliosa terra si illuminano delle calde luci dei lampioni. Lasciamo Panicale e puntiamo sull’ultima tappa della giornata: Piegaro ed il suo affascinante Museo del Vetro.

Piegaro

Il piccolo borgo di Piegaro in provincia di Perugia è collocato tra il Lago Trasimeno e Città della Pieve.

Come i precedenti è contornato da catene collinari coperte di ulivi ed un grazioso centro storico medievale, con cinta muraria, risalente all’epoca romana e successivamente riedificata.

 

Il Museo del Vetro, nel cuore del paese, è la più viva testimonianza dell’antica arte locale della lavorazione del vetro, legata a Piegaro da una storia centenaria che partendo dai mastri vetrai in fuga da Venezia nel Medioevo arriva fino al XX secolo. Pensate che molte delle splendide vetrate del vicino Duomo di Orvieto furono realizzate dai vetrai di Piegaro ed ancora oggi per il restauro di molte vetrate medievali e rinascimentali si usano vetri provenienti da questo piccolo Borgo.

Il Museo si trova all’interno del complesso dell’antica vetreria, importante esempio di archeologia industriale di cui conserva l’aspetto originario.

Il Museo inaugurato il 18 aprile 2009 conserva l’antico aspetto della Vetreria e custodisce molteplici tipologie di manufatti usciti dalle fornaci piegaresi, che sono solo una parte della produzione della fabbrica degli ultimi due secoli. Tali oggetti sono stati realizzati con varie tipologie di lavorazione.

Vista la vicinanza con le grandi vigne del Chianti e della bassa Toscana il fiasco ha costituito per secoli le produzione principale delle Vetrerie Piegaresi. Ma come tutti sanno, il fiasco classico non è solo vetro, ma necessita di un ulteriore passaggio produttivo da effettuarsi fuori dalla fabbrica: l’impagliatura. Questa occupazione veniva svolta per lo più da donne aiutate da bambini ed anziani, e costituì per molto tempo un’importante fonte di reddito per le famiglie del comprensorio. Oltre ai fiaschi le vetrerie di Piegaro producevano contenitori per la conservazione di vino, olio e oggetti di uso medico, come recipienti per medicine ed utensili per la cura del malato.

Il cuore del percorso e la sua parte più suggestiva è però nascosta e custodita nel piano seminterrato, dove è possibile vedere la camera di contenimento del forno principale della vetreria, in cui veniva raccolto il vetro nella fase di manutenzione del forno. Al momento della dismissione, nel 1968, una grande quantità di vetro incandescente, ancora presente nel bacino di fusione, venne fatta confluire al suo interno, permettando a noi, oggi, di vedere lo spettacolo della grande colata di vetro solidificata e con il suo intenso colore verde smeraldo.

Come a Paciano, anche in questo splendido ed inaspettato Museo del vetro è possibile fare delle esperienze dirette dell’arte vetraia, attraverso corsi di esperienza di soffiatura e dimostrazioni di lavorazione del vetro.

Se poi, come noi siete dei fan dell’oggettistica in vetro, potete partecipare alla manifestazione “Vetro e vetrai in Fiera“.

Durante questa festa ad ogni mastro vetraio partecipante viene chiesto di lavorare dal vivo ad un’opera originale, ciascuno secondo la propria tecnica preferita, ispirata ad un tema annualmente proposto dagli organizzatori. Al termine della manifestazione, ogni partecipante lascerà l’opera prodotta, nel corso dei due giorni di festa, all’organizzazione che le espone e le conserva all’interno del Museo.

Ancora una volta un esempio di una comunità ed una terra viva e con la voglia ed il desiderio di tramandare e valorizzare i propri prodotti, le proprie tradizioni e le proprie competenze.

Casa Rondini

Dopo tanto GiroViaggiare a sera ci aspetta un ultima sorpresa, la calda accoglienza di Franco e Bozena, ottimi proprietari di Casa Rondini, bellissimo agriturismo della zona. Per noi è stata preparata un’ottima degustazione di prodotti locali ma la particolarità del posto, che merita sicuramente una visita, sono le gustose delizie della natura che i proprietari mettono a disposizione dei loro ospiti. Dai prodotti di stagione dell’orto, alle uova fresche delle galline che vedrete ruspare nell’aia dell’agriturismo, alle serate speciali dedicate ad imparare a fare la pasta fatta in casa (ogni martedì) o a cucinare con lo zafferano, altro prodotto tipico della zona, (il giovedì).

Al termine di questo primo giorno non possiamo che iniziare a mettere nel nostro cuore un gran numero di ricordi, la passione di Monica per i tessuti, la grazia dei paesaggi e dei quadri del Perugino, la bontà dei prodotti tipici di questo territorio, il lento scorrere del tempo che non si riempie di noia, ma di inaspettate scoperte. Il sonno ci sorprende così, intenti a fantasticare su quali luoghi ed emozioni scopriremo domani, in questa Umbria che non ti aspetti e che già da stasera, hai difficoltà a dimenticare. #staytuned #adomani

#lumbriachenontiaspetti #visitumbria #vacanzeinumbria

(fine prima parte)

Per leggere la seconda parte cliccaQui

 

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