Abetone (PT): la montagna delle piccole cose

     “Ognuno di noi ha una quota prediletta in montagna, un paesaggio che gli somiglia e dove si sente bene.

    Paolo Cognetti Scrittore ed Alpinista

La mia “quota del cuore” è a 1388 metri sul livello del mare ed è l’Abetone, in provincia di Pistoia, sull’Appennino Tosco-Emiliano, al confine tra Toscana ed Emilia. Paese di circa 700 abitanti, che ha dato il suo nome alla famosa statale 12 (dell’Abetone e del Brennero); antico confine tra il Granducato di Toscana e il Ducato di Modena; località sciistica tra le più rinomate, con circa 50 km di piste, circa 30 tracciati e 22 impianti di risalita. Fino a fine 2016 un comune a sé, poi confluito nel comune sparso di Abetone-Cutigliano.

L’Abetone è il mio personale luogo del cuore, un posto che conosco e frequento fin dagli anni 70. Dire che ne sono innamorata è poco, lo sanno bene tutti i miei amici che, prima o poi, sono stati tediati dai miei racconti, dai miei inviti. Tra questi, la mia amica storica di Torino, Maria Rosa, con cui condivido spesso questo tipo di viaggi e che mi fa da compagna di viaggio e di scoperta, in questo racconto.

“Per arrivarci si percorre una strada che ha più di due secoli di vita, infatti fu aperta nel 1778 e inaugurata ufficialmente nel 1781. A ricordo dell’apertura della strada vennero erette al valico le due piramidi tuttora esistenti, una per ciascuno dei due governi che, allora, la costruirono: il Granducato di Toscana ed il piccolo Ducato di Modena. Originariamente la strada fu chiamata Giardini-Ximenes (dal nome dei due direttori che la costruirono, lato Modenese, Pietro Giardini, e lato toscano, Leonardo Ximenes),e  fu considerata la più importante opera stradale del secolo XVIII in tutto l’appennino settentrionale. In precedenza, il valico di Serra Bassa serviva solo per collegare localmente Pian degli Ontani e Pian di Novello, in Toscana, con Faidello e le Mandriole, nell’alto Modenese.

La strada fece nascere il paese, vista la necessità di uomini che spalassero l’abbondante neve invernale e ne controllasero la manutenzione.

L’Abetone deve il suo nome ad un colossale abete abbattuto per far posto alla strada. Si dice che la sua ceppaia (il tronco che rimane una volta tagliato) fosse così grande che sei persone messe tutte intorno con le braccia tese non riuscissero a cingerla tutta”.  (da Storia di una strada – i due secoli del valico dell’Abetone di Paolo Bellucci, A cura dell’APT Abetone, 1980)

Sul versante toscano, arrivando da sud, prima di entrare nel paese ci si trova immersi in Boscolungo, una distesa di alberi secolari di varie specie, dal sottobosco sempre pulito e evocativa di personaggi magici. Secondo le storie e le leggende locali, in questo magico bosco hanno la loro antica residenza gli Elfi. Verità o leggenda, nei negozi della zona potrete facilmente trovare simpatici gnomi ed elfi, tra i quali spicca “Tona“, Elfa – Mascotte dei boschi dell’Abetone.

A volte il panorama bisogna immaginarselo. Non importa quale sia la stagione, le nuvole fanno piazza pulita di qualunque profilo, cambiando la profondità dello sguardo e, per quanto mi riguarda, i miei pensieri.

All’Abetone “i sentieri non sono piste di atletica ma strade dell’amore! Dell’amore per l’aria che lentamente smette di avvolgerci per entrarci proprio dentro l’anima carica del respiro dell’erba, delle tante erbe, mentre la luce accende quei respiri e i cespugli si inventano mille e mille toni di verde, più acceso, più tenero, più lucido”. (da Abetone – storia cucina bugie di Giovanna Raugeri, Piera e Saverio Zanni, illustrazioni Fabrizio Pasquinucci, Ed Bandenecchi e Vivaldi Editori,  1987)

Per me venire qui significa tornare ad un pezzo importante di me. Ogni volta è una scoperta, dagli alberi davanti casa, ormai così grandi da celare un po’ il panorama, a quelli che non ci sono più perché tagliati per vecchiaia o malattia; dai negozi ancora aperti dopo tanti anni, a quelli trasformati in altro o chiusi. Anche la viabilità del paese è cambiata.

Questo è un posto delle piccole cose, per chi ama la Natura e i dettagli. Per chi si inebria di aromi del bosco, per chi ama la buona cucina di montagna, in questo periodo piena di ottimi funghi, per chi ama passeggiare nei colori delle stagioni o cimentarsi, d’inverno, nelle discese sugli sci.

Monte Gomito, sulla sinistra e le varie piste, alcune delle quali dedicate a Zeno Colò

Secondo la tradizione locale lo sci esordì all’Abetone, nel 1904. La storia narra di un certo signor Farina Cini, che arrivò all’albergo Cimone armato di due pezzi di legno ricurvi mandatigli da un amico norvegese con tanto di istruzioni sul come adoperarli. Con quegli sci si riprometteva di scivolare sulla neve dell’ Abetone ma ne seguirono  capitomboli, al termine dei quali, disperato, regalò i cosiddetti sci al proprietario dell’albergo, Pietro Ferrucci. Il titolare dell’Albergo Cimone, prova e riprova, aiutandosi con un bastone finì con imparare a domare questi strani aggeggi e a  farsi delle belle scivolate sulla neve, presto imitato da altri spericolati, fino ai molti campioni nati qui, come Vittorio Chierroni (primo abetonese e primo italiano a conquistare un titolo mondiale di prove alpine nel 1941 a Cortina anche se non omologato per via dello stato di guerra), Celina Seghi (unica sciatrice italiana che ha vinto un titolo mondiale nel 1941 e, come per Chierroni, non ne ha ricevuto l’omologazione) e il grande, immenso, Zeno Colò che, anni fa, ebbi personalmente modo di vedere scendere sulle piste abetonesi, dopo avermi regalato un sorriso e l’eleganza della sua sciata. Un nome conosciuto in tutto il mondo, considerato negli anni 40-50 il più grande discesista di tutti i tempi. Titoli mondiali e medaglia d’oro alle Olimpiadi di Oslo nel 1952. (da: “Storia di una strada”. Cit) .

L’Abetone è anche la meta giusta per chi voglia fare quattro passi nella storia. Dalle sue piramidi, scendendo, a scelta, o verso il lato emiliano, a Fiumalbo e poi Pievepelago, o, verso il lato toscano, andando a Cutigliano. Secondo la tradizione il valico fu utilizzato anche da Annibale per entrare nell’Etruria. Da qui, infatti, passava la Via Claudia Augusta che dalla Toscana conduceva al Danubio.

E i suoi dintorni sono anche luogo di raccoglimento per chi volesse ritrovarsi e immergersi nella natura, nel silenzio e nella composizione. Della magica capacità di silenzio, bellezza e concentrazione che dona l’Abetone ai suoi ospiti, da testimonianza Giacomo Puccini che nel 1903 trascorse parte dell’estate a Boscolungo componendo Madama Butterfly.

In questo magico universo delle piccole cose, cosa manca? Lo stress, i semafori, le sirene dei mezzi di soccorso. Manca quella sfuggevolezza così presente ormai nelle città e nelle attività febbrili quotidiane. Qui si entra in un bar per riscaldarsi e si finisce a parlare di rugby. Si visita una chiesa e si esce con un prezioso libro sulla storia delle chiese e degli Oratori del paese. Lo stereotipo del montanaro, chiuso e taciturno è sconfessata, basta solo dare il “la”, cosa che, personalmente, faccio più che volentieri, visto che ormai il mio cuore e la mia anima sono qui, in questa “quota prediletta della mia montagna…”.

Emanuela-  Fotografa ed inviata speciale del nostro Blog Giroviaggiando

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