Bolsena (Vt): Curiosità, miracoli e misteri sul lago

Le acque tranquille di un lago riflettono la bellezza che lo circonda;

quando la mente è serena, questa bellezza, attraverso gli occhi,

si riflette in noi. (Bks Iyengar – maestro Yoga)

Questa semplice ma profonda riflessione sulla bellezza, di uno dei più importati maestri dello Yoga contemporaneo, ci viene in mente quando, per completare il nostro viaggio di scoperta del Lago di Bolsena, dopo Capodimonte, Marta, le isole Martana e Bisentina e la sosta enogastronomica a Montefiascone, arriviamo a Bolsena, piccola cittadina di quasi 4000 abitanti, che da il nome al Lago e che ci narra antiche storie, curiosità e misteri che integrano e completano la bellezza e la poesia di questi luoghi.

Anzitutto Bolsena, non nasce come….Bolsena, ma viene edificata sui resti di “Volsinii“, un’importante cittadina di origine etrusche, che divenne un ricco municipio romano grazie alla posizione strategica sulla consolare Cassia, che ne attraversava il Borgo. Nel IV secolo, probabilmente a seguito delle incursioni dei Longobardi la città romana venne abbandonata e la comunità volsiniese andò ad insediarsi sulla rupe che ospita il quartiere medievale del Castello e che costituirà il primo nucleo abitato dell’odierna Bolsena. Nel 1398 il pontefice Bonifacio IX concesse Bolsena in vicariato alla casata dei Monaldeschi della Cervara. Tornata nel 1451 sotto lo Stato Pontificio, nel corso del Rinascimento, divenne meta preferita di illustri personaggi tra cui Leone X, Pio II e Paolo III.

Proprio grazie al passaggio fra le sue mura dell’antica Cassia a Bolsena transitarono grandi personaggi: dal poeta Petrarca allo scrittore tedesco Goethe, dal pittore inglese Turner al musicista francese Berlioz che definì il prospiciente lago “un delizioso eden”.  Per Bolsena passava anche la famosa “Via Francigena” che, dal Medioevo fino all’epoca romantica, è stata l’arteria principale lungo la quale sono passati secoli di guerre, di pellegrinaggi diretti da tutta l’Europa verso il grande mito di Roma.

 

Il Miracolo Eucaristico

Proprio uno di questi pellegrini è la causa di una delle principali curiosità storiche della cittadina: il Miracolo Eucaristico.

Secondo le cronache medievali, nell’estate del 1263 un sacerdote boemo, di nome Pietro da Praga, iniziò a dubitare della reale presenza di Gesù nell’ostia e nel vino consacrati durante la messa. Il sacerdote si recò allora in pellegrinaggio a Roma, per pregare sulla tomba di Pietro e fugare i suoi dubbi: il soggiorno romano lo rasserenò e intraprese il viaggio di ritorno. Percorrendo la via Cassia si fermò a pernottare a Bolsena, dove i dubbi di fede lo assalirono nuovamente. Il giorno successivo celebrò la messa nella chiesa di Santa Cristina. Con sua grande sorpresa al momento della consacrazione l’ostia cominciò a sanguinare sul corporale, la piccola tovaglietta che si mette, durante la messa sotto il calice e l’ostia consacrata.

Pietro da Praga, impaurito e sconvolto si recò subito dal papa Urbano IV, che si trovava in quei giorni ad Orvieto (25 km di distanza), per riferirgli l’accaduto. Il pontefice Urbano IV, inviò a Bolsena il vescovo di Orvieto per verificare la veridicità del racconto e dichiarò, un anno dopo, la soprannaturalità dell’evento istituendo, per ricordarlo, la solennità del Corpus Domini, che tuttora si celebra, in tutta la Chiesa universale, la seconda domenica dopo Pentecoste (originariamente era il secondo giovedì dopo Pentecoste, perchè per tradizione ecclesiastica il giovedì della settimana ricorda l’isituzione dell’eucarestia da parte di Gesù avvenuta durante l’ultima cena del Giovedì Santo). Festa molto sentita dalle comunità cristiane di tutto il mondo, che ancora oggi, rendono omaggio al Corpo Eucaristico di Cristo, con processioni svolte su tappeti di fiori, le famose infiorate.

Un miracolo così importante e strabiliante per l’epoca che, per custodire il corporale venne edificato, a partire dal 1290, il duomo di Orvieto, al quale, nel 1364, si aggiunsero la cappella del corporale e la cappella nuova, nel 1504. Urbano IV, inoltre, affidò a San Tommaso d’Aquino, grandissimo filosofo e teologo domenicano, il compito di preparare i testi per la liturgia e per la messa della festività.

Ma quello che all’epoca ed anche oggi è considerato un grandissimo miracolo nacque dai dubbi e dalle paure di un uomo, in questo piccolo ma bellissimo borgo sul Lago di Bolsena, sull’altare di una piccola chiesa dedicata a Santa Cristina.

La basilica di Santa Cristina

Santa Cristina di Bolsena, fu una credente cristiana martirizzata durante la persecuzione dei cristiani sotto l’imperatore romano Diocleziano, agli inizi del IV secolo.

La vicenda della martire è raccontata dalla cosiddetta Passione di Santa Cristina, i cui fatti si svolgono tutti all’interno dell’antico municipio romano di Volsini.

Il racconto narra di una giovane undicenne di nome Cristina, che, per la straordinaria bellezza, fu segregata in una torre dal padre Urbano, ufficiale dell’imperatore, in compagnia di dodici ancelle. A nulla sarebbero valsi i tentativi del padre di costringere la figlia, divenuta cristiana, a rinunciare alla sua fede; il padre passò allora dalle buone maniere alle percosse: la fece flagellare e rinchiudere in carcere e, in seguito, la consegnò ai giudici che le inflissero vari e terribili supplizi.  Alla fine fu poi condotta al supplizio finale: legatale una pesante pietra al collo, la gettarono nelle acque del lago; la pietra però, sorretta, secondo la tradizione, dagli angeli galleggiò e riportò a riva la fanciulla.

A quella vista, il padre Urbano non resse alla rabbia e morì. Cristina non fu liberata ma ricondotta in prigione ed i giudici tornarono a infierire su di lei condannandola a terrificanti quanto inefficaci torture fino a quando non la uccisero con due frecce.

Le scoperte archeologiche a Bolsena indicano che la venerazione di santa Cristina, vergine e martire, risale almeno al IV secolo: presso quello che è indicato come sepolcro della santa, infatti, era sorto un cimitero cristiano sotterraneo, tuttora parzialmente esistente. La Chiesa di Santa Cristina che ospita il sepolcro, in stile romanico, conserva opere di Benedetto Buglioni, un polittico di Sano di Pietro e una cappella affrescata nel 1498 da Giovanni de’ Ferrarris da Mondovì. Nell’agosto del 1976 papa Paolo VI l’ha elevata alla dignità di basilica minore.

La Basilica presenta l’originalità di accorpare quattro chiese di epoche e stili diversi. La parte più antica è quella ricavata dal taglio della rupe tufacea per far posto ad un primitivo Oratorio intorno al sepolcro di S. Cristina. L’ambiente, poco più di una grotta, fu testimone nel 1263 del miracolo del Corpus Domini. Nel vestibolo dell’antica basilica ipogea erano conservate: le quattro lastre di marmo macchiate del sangue del Miracolo Eucaristico. Dal 1704 sono state spostate all’interno della cappella nuova del miracolo, nella parte più barocca della Chiesa.

Il culto locale di questa piccola Santa e concittadina è molto radicato nel Borgo di Bolsena, tanto che fin la sera del 23 luglio di ogni anno, si svolge la Sacra rappresentazione dei Misteri di Santa Cristina.

In questa antica rappresentazione, di origine medievale, alcuni quadri viventi, detti Misteri, vengono allestiti per ricordare le sofferenze della santa bambina. La processione con la statua di Santa Cristina sosta davanti a ciascuna rappresentazione, percorrendo la strada che dalla Basilica a lei dedicata porta alla Chiesa del Santissimo Salvatore, nel cuore del Borgo. I costumi e l’allestimento sono particolarmente curati e le suddivisioni dei ruoli e dei diversi allestimenti seguono una tradizione che si tramanda di padre in figlio.

La Rocca Monaldeschi

Per completare la visita dell’incantevole Borgo di Bolsena, vi consigliamo una lenta ma impegnativa passeggiata in salita verso il Rione Castello, nella parte superiore del paese, per visitare la bellissima Rocca Monaldeschi della Cervara, risalente al 1156 quando il papa Adriano IV fece fortificare i borghi situati sulla Cassia a difesa delle incursioni dei longobardi del vicino Ducato di Spoleto e dei pirati saraceni. Attualmente il Castello accoglie il Museo Territoriale del lago di Bolsena , dove si possono ammirare alcuni reperti archeologici e dei pannelli didattici che ricostruiscono la storia del lago di Bolsena e delle diverse civiltà che si sono affacciate sulle sue rive. Dagli spalti della Rocca, infine, si può godere un magnifico panorama che spazia sull’intero lago e sugli scavi della città etrusco – romana di Volsinii, a brevissima distanza dal museo.

Passeggiando fra le ortensie

Ma le storie e le curiosità di Bolsena, non si esauriscono fra i misteri di Santa Cristina o fra le reliquie del Miracolo Eucaristisco, infatti guardandoci introno ed usando i nostri occhi, come consiglia il Maestro Yoga Iyengar, scopriamo che Bolsena è adornata e colorata da tantissime Ortensie.

Grazie al suo terreno vulcanico ricco di minerali e dell’abbondanza di acqua, il territorio di Bolsena è diventato un terreno fertile per questo genere di pianta molto bella e rigogliosa. Ad inizio del 1900 nella rotonda sul lungolago vennero piantumate, per fini semplicemente estetici, le prime specie di Ortensie.  Oggi Bolsena è diventata un habitat naturale per questo genere di pianta, con numerosi giardini caratterizzati da più di 120 varietà di ortensie. Un vero giardino pubblico che viene visitato ogni anno da migliaia di appassionati, attirati anche dal Festival delle Ortensie, che si svolge a Bolsena in giugno.

 

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