Città della Pieve (Pg): dove il paesaggio diventa arte

Vi è mai capitato di passeggiare per un vicolo medievale o in un viottolo di campagna, di fermarvi stupiti davanti ad un bel panorama o davanti ai colori del cielo al tramonto ed avere la sensazione di essere dentro ad un quadro?

Io questa sensazione di totale immersione nella natura e nel colore, l’ho sperimentata visitando lo splendido Borgo di Città della Pieve e scoprendo i tanti capolavori che Pietro Vannucci, detto il Perugino, insigne pittore e figlio di questa terra, ha disseminato nel Borgo di Città della Pieve e nel suo territorio.

Ma andiamo per gradi…

Ho scoperto Città della Pieve, piccola perla di quasi 8000 abitanti in provincia di Perugia ed incastonata sulle colline che circondano il Lago Trasimeno, durante un Blog Tour, dedicato proprio all’Umbria che non conosci e che non ti aspetti organizzato dal Gruppo “Città della Pieve Promotions“.

Mi aspettavo di passeggiare in uno dei tanti centri storici medievali di cui è disseminata questa zona d’Italia, ma quello che mi ha colpito, prima dell’architettura è stato il colore, dal rosa pallido dei laterizzi con cui è costruito il borgo, al giallo dello Zafferano, che in questa zona è coltivato dal medioevo; dall’azzurro del cielo invernale al verde delle colline, al marrone del tufo delle case nei paesi in lontananza, nuovamente all’azzurro non del cielo, questa volta, ma del Trasimeno. Colori vivi se visti da vicino, tenui e quasi sfumati quelli lontani che compongono l’orizzonte ed un panorama da cui non riesci a staccarti.

Sensazione non solo mia, visto che anche il locale Ente del turismo ha scelto tre colori, per indicare i principali percorsi turistici che Città della Pieve offre ai suoi visitatori: il rosso, colore del cotto, per il percorso artistico, il blu per perdersi fra i tanti vicoli medievali, fino al verde, giustamente usato per il percorso dedicato al paesaggio.

Fedele alla caratteristica del mio blog, ho iniziato il mio itinerario perdendomi, anche in senso letterale, fra i vicoli medievali di Città della Pieve, apprezzandone i piccoli particolari, ascoltando le storie delle persone incontrate, come quella di Giovanni, una vita da restauratore di successo a Roma, con clienti al Quirinale ed a Palazzo Madama, che adesso aiuta i suoi vicini di casa a restaurare ed aggiustare i piccoli oggetti di ogni giorno.

Vicoli che si aprono su piccole piazzette, che corrono paralleli alle mura costruite sempre in epoca medievale, che si aprono su balaustre, archi e balconate da cui si vedono a sorpresa scorci verdi e azzurri della campagna e dei colli che circondano il Borgo, fino al vicino lago.

La visita allOratorio di Santa Maria dei Bianchi, mi svela il mistero di questa strana sensazione che mi porto dietro e lo svela non attraverso le parole di una guida ma attraverso il pennello di un grande pittore Pietro Vannucci detto”il Perugino“. Nel paesaggio che fa da base scenografica del suo affresco raffigurante “l’Adorazione dei Magi” ritrovo tutti i colori ed i particolari che compongono il paesaggio che da Città della Pieve va verso il Trasimeno e la Val di Chiana. Paesaggio che io ho scoperto oggi ma che Pietro Vannucci ha dipinto più di cinquecento anni prima della mia visita all’Oratorio (1504).

Divertente e singolare anche la storia di questo affresco per la realizzazione del quale il famoso maestro umbro chiese al Priore della Confraternita 200 fiorini ma concedendo subito uno sconto di 100 fiorini, pagabili a rate, in quanto “paesano”, cioè originario anche Lui di Città della Pieve, segno che i legami fra persone provenienti dalla medesima terra non sono una scoperta recente… Si accontentò poi di soli 75 fiorini, come riportato dalle lettere originali conservate nell’Oratorio.

Lasciamo l’Oratorio e continuiamo a seguire i colori del Borgo.

Nella piazza centrale di Città della Pieve ci aspetta il duomo della città, la bellissima Cattedrale dei Santi  Gervasio e Protasio.

La chiesa ha origini preromaniche ed offre la vista di numerose opere d’arte tra le quali spiccano, ancora una volta, quelle del Perugino.

Nel primo altare a sinistra si trova il bellissimo Battesimo di Cristo,  del 1510, nel quale la prospettiva utilizzata dal Pittore è perfetta e le due figure, quella di San Giovanni e di Gesù Cristo, si trovano in una posa che richiama le statue dell’antica grecia.

Sull’abside è collocato un altro magnifico quadro di Pietro Vannucci: una tavola che rappresenta la Madonna in Gloria tra i Santi protettori Gervasio e Protasio, firmata e datata nel 1514, composizione, tutta in primo piano, che si caratterizza per i particolari valori cromatici impostati sul rosso e sull’azzurro…

Lo stesso rosso “cotto” che ritroviamo nei mattoni di altri due monumenti significativi di Città della Pieve: la Rocca perugina ed il palazzo nobiliare dei Della Corgna.

Il Palazzo Nobiliare dei Della Corgna fu costruito per esaltare il successo “sociale” di Ascanio della Corgna, uomo d’arme e nipote di Papa Giulio III.

Le stanze interne, come gli scaloni monumentali, presentano decorazioni ad affresco con grottesche e grandi riquadri di carattere mitologico e sacro, secondo uno schema rappresentativo tipico del ’500 romano. Tra le sale più rilevanti, la Sala del Governatore, situata al piano terreno, dove il pittore manierista toscano Nicolò Circignani detto “Il Pomarancio” raffigurò nel “Concerto”, la glorificazione della famiglia della Corgna – del Monte, non appena, sul finire del 1563, questa ottenne il titolo di Marchese.

Le logge, la Sala Grande del Piano Nobile, gli scaloni furono invece decorati da Salvio Savini su committenza del Cardinale Fulvio Della Corgna nel 1580. Negli scaloni vennero rappresentate “Le Virtù Cardinali” e “Le Virtù Teologali”; nella Sala Grande, invece, “Il Convito degli Dei” e gli “Amori degli Dei”, quest’ultimi ispirati alle Metamorfosi di Ovidio. Al piano terreno, dove oggi è situata la Biblioteca Comunale, è collocato un obelisco etrusco del sec. V a.C.

Nel 1643 il Palazzo fu confiscato dalla Camera Apostolica e successivamente ebbe varie vicende e varie proprietà, fino al 1975, anno in cui è diventato proprietà dell’Amministrazione Comunale di Città della Pieve.

La Rocca Perugina è, invece, il silenzioso testimone dei travagliati rapporti tra Perugia e l’antica Castel della Pieve. Fu infatti costruita, nel 1326, dai perugini a seguito delle ripetute ribellioni di Castel della Pieve, con l’obiettivo di rendere più sicura la presenza della propria guarnigione. Da tutte le cinque torri si avvistava Perugia permettendo così, tramite segnalazioni di fuoco, la richiesta di rinforzi qualora la guarnigione perugina si fosse trovata in difficoltà. Per i numerosi nostri followers amanti degli intrighi rinascimentali, ricordiamo che, proprio in questa Rocca, nel 1503, Cesare Borgia fece strangolare Paolo e Francesco Orsini, “colpevoli” di non agevolare troppo le mire territoriali del Valentino e della Famiglia Borgia. Sembra che in alcune particolari notti invernali si percepisca ancora nella Rocca la presenza spettrale dei due sfortunati personaggi…

Lasciamo i presunti spettri e torniamo a percorrere i colorati vicoli di Città della Pieve. Stavolta ci aspetta il rosso romantico del “Vicolo Baciadonne“, considerato il vicolo più stretto d’Italia per la sua larghezza che varia dai 50 ai 60 centimetri.

Il nome del vicolo, così potenzialmente romantico, è nato in realtà in seguito ad una disputa tra vicini di casa. La tradizione popolare racconta che nel Medio Evo i due confinanti decisero di staccare le loro case, dando vita ad un vicolo della larghezza tra i 50 e i 60 centimetri.

A noi però piace scegliere la tradizione romantica pensando ad una coppia di innamorati che percorrendo il vicolo sia costretta a stare così vicina da sfiorarsi le labbra…. In fondo Terni con il suo romantico protettore San Valentino e la fabbrica dei famosi “baci perugina” non sono molto lontani… e magari l’idea è nata proprio da questo vicolo di Città della Pieve…

Oggi il vicolo da anche il nome ad una particolare e gustosa ricetta di riso con lo zafferano, l’oro “giallo” di Città della Pieve. Per tutti gli amanti di questa profumatissima spezia la tappa obbligata è la Casa dello Zafferano dove approfondire la storia “umbra” di questo prodotto e trovare ricette e prodotti del territorio dedicati allo zafferano.

Pur originario dell’Asia minore, in Italia ed in Umbria, con lo sviluppo della civiltá mercantile del sec. XIII, lo zafferano fu coltivato e commerciato come pianta tintoria, in particolare per colorare panni di lana, seta, lino e fu usato anche nella pittura.

Ricerche storiche testimoniano che lo zafferano si producesse in Umbria e quindi anche a Castel della Pieve, già a partire dal sec. XIII e che fosse vietava la semina della pianta ai forestieri, realizzando una sorta di protezionismo doganale che testimonia l’importanza di questa spezia per l’economia cittadina.

Dal 2002, grazie alla collaborazione fra Amministrazione Comunale di Città della Pieve, della Comunità Montana Monti del Trasimeno e della Facoltà di Agraria di Perugia, affiancate da altri soggetti quali Gal Trasimeno Orvietano, Slow Food – Condotta Trasimeno e Associazioni di Categoria, nasceva il Consorzio Alberto Viganò “Il Croco di Pietro Perugino – Zafferano di Città della Pieve”. Al Consorzio partecipano più di 30 soci, tra i quali l’Azienda Agricola Antheia, con i suoi ottimi prodotti e liquori allo zafferano.

Il nostro arcobaleno di colori e sensazioni donateci fa questo magico borgo non è completo senza citare il rosso/rosato del laterizio, materiale con cui è praticamente costruito tutto il cuore antico di Città della Pieve ed il brunito del ferro, con cui vengono ancora oggi prodotti bellissimi oggetti artigianali.

Similmente allo zafferano, la produzione di laterizio è documentata a Città della Pieve, fin dall’epoca medievale. Il tipico cotto locale ha un colore che varia dal rosa chiaro al rosso scuro. Ancora oggi l’argilla, prelevata soprattutto dalle cave di Ponticelli, viene lavorata e sfarinata fino ad assumere la consistenza della farina “00” affinché l’impasto con l’acqua sia omogeneo. La cottura avviene a mille gradi per garantire un prodotto di altissima qualità.  Qualità portata ancora oggi avanti dalle aziende della zona fra le quali, ad esempio, l‘Azienda Cotto Pievese, che da qualche anno ha abbinato alla storica qualità l’innovazione tecnologica producendo anfore da vino in argilla pregiata.

Il brunito del ferro battuto lo possiamo ammirare nei prodotti artigianali della Lispi & Co, che da più di 4 generazioni lavorano il ferro battuto in questo magico angolo dell’Umbria. Colore, passione, pazienza, amore per i particolari che troviamo sia nella produzione di oggetti apprezzati ormai anche a livello internazionale, sia negli hobby e nelle passioni dei titolari, che da anni collezionano oggetti antichi e di antiquariato rurale.

 

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