Certosa di Trisulti (Fr): la sublime solitudine che parla di Dio

“Se vi è un luogo in cui lo spirito umano possa raccogliersi nella più grave ed elevata meditazione, dev’essere qui, in una delle più sublimi solitudini che io abbia mai visto.” (Ferdinando Gregorovius)

Sulle orme del grande storico e medievalista tedesco (1821-1891) giungiamo anche noi oggi in visita alla Certosa di Trisulti ed alle sue atmosfere di arte e di silenzio.

La Certosa di Trisulti è un antico monastero che si trova nel Lazio, in provincia di Frosinone, nel comune di Collepardo. E’ collocato alle falde dei Monti Ernici, in un bellissimo bosco di querce.

Il nome Trisulti deriva dal latino tres saltibus che era il nome con cui veniva chiamato un castello, oggi distrutto, del XII secolo gestito dalla famiglia romana dei Colonna e che dominava i tre valichi (i “salti”) che immettevano rispettivamente verso l’Abruzzo, verso Roma e verso l’area meridionale dello Stato della Chiesa. In seguito il nome si estese a tutta la zona del monte Rotonaria.

Visitiamo la Certosa

L’abbazia attuale fu costruita nel 1204 nei pressi di una chiesa precedente, fondata poco prima dell’anno mille, ma in un sito più accessibile, per volere di papa Innocenzo III dei conti di Segni e fu assegnata ai Certosini, ordine monastico eremitico francese, fondato da San Bruno nel 1084, sul massiccio della Chartreuse, sulle alpi francesi. La chiesa abbaziale di San Bartolomeo fu consacrata nel 1211.

Il complesso nel corso dei secoli è stato ampliato e modificato più volte e si presenta attualmente con forme essenzialmente barocche. Nel 1947 è passato alla Congregazione dei Cistercensi della vicina Abbazia di Casamari (Fr).

La chiesa, fulcro di tutta la Certosa, è dedicata alla Vergine Assunta, a san Bartolomeo Apostolo ed al fondatore dei certosini san Bruno.

Secondo la tradizione certosina, l’interno della chiesa è suddiviso in due parti: quella dei Conversi e quella dei Padri. La regola di ogni Certosa prevedeva infatti due figure di monaco: quella dei Padri, tutti sacerdoti, e quella dei Conversi, normalmente laici. Pur vivendo nella medesima struttura Padri e Conversi avevano spazi, momenti e luoghi separati, secondo il volere del fondatore San Bruno, per il quale i primi dovevano avere una vita maggiormente eremitica e dedicata alla preghiera, protetti dalle tentazioni del mondo dai secondi che affiancavano alla vita di preghiera anche le normali attività lavorative necessarie alla vita del monastero.

I due gruppi si ritrovavano insieme principalmente in chiesa, in particolari momenti liturgici, ma con spazi ben divisi.  Anche nella chiesa della Abbazia di Trisulti troviamo questa struttura divisoria “fisica” detta iconostasi, adorna, nella parte riservata ai Conversi, sia di pregevoli quadri ed immagini sacre che dei resti di due cavalieri crociati. Il messaggio che con l’arte si voleva trasmettere al Converso, futuro Padre, era proprio quella della lotta spirituale che lo aspettava durante la sua vita cristiana forse fino all’estremo sacrificio, per la vittoria del regno di Dio.

L’antica farmacia

Il vero gioiello della Certosa è la Farmacia, sistemata in una palazzina con antistante giardino caratterizzato da siepi di bosso, modellate in forme curiose dagli stessi frati  ed un tempo orto botanico. Essa fu realizzata nel secolo XVIII, ma da sempre i monaci della Certosa hanno raccolto sulle montagne circostanti erbe con cui preparare medicamenti, unguenti, droghe che riponevano in vasi di terracotta maiolicata che si possono ammirare, ancora oggi, durante la visita ben allineati in una delle due salette collegate alla Farmacia.

La tradizione erboristica dei monaci cistercensi di Trisulti, affonda le sue radici nel tempo. Secondo gli antichi quest’ area dei Monti Ernici era definita “Orto del Centauro Chirone“, maestro di Esculapio, dio della medicina, proprio per l’abbondanza di piante ed erbe medicinali. In epoca moderna, in questa zona, sono state classificate oltre 1200 specie di erbe, appartenenti a 150 famiglie diverse, dalle quali, nei secoli, i monaci hanno tratto utili medicamenti.

L’antica farmacia è decorata con realistici trompe-l’œil di ispirazione pompeiana e presenta arredi settecenteschi. Artisticamente segue lo stile pompeiano in voga sul finire del Settecento, grazie all’influsso sugli artisti dell’epoca, delle prime scoperte degli affreschi delle varie Domus della sepolta e ritrovata città di Pompei.

Il salotto d’attesa è detto salottino del Balbi, dal nome dell’artista che lo ha decorato in maniera molto originale. Ad esempio sulla parete di fondo è rappresentato un monaco certosino che esce da una porticina: è don Benedetto Ricciardi, che diresse la spezieria dal 1839 al 1863.

Nell’antica farmacia, tra i vari affreschi realizzati dal pittore Filippo Balbi, possiamo scoprire una delle particolarità della Certosa che oggi ci ospita: una misteriosa frase in lingua latina, che può essere letta, sempre uguale, in quattro diverse direzioni: da sinistra verso destra, e viceversa, oppure dall’alto verso il basso, e viceversa: “SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS”, di cui ancora oggi gli studiosi non danno un significato univoco.

Non è un caso che tanta originale bellezza, oltre a sottolineare l’amore dei Certosini per la natura e la scienza, abbia colpito la nostra illustre guida di oggi, il Gregorovius, tanto da fargli scrivere di esservi entrato ” con una devozione maggiore di quella che mi avrebbe ispirato una chiesa”

Il Giardino delle curiosità e delle erbe

Uscito dalla Farmacia, Fernando Gregorovius, si era fermato a contemplare il giardino dei monaci che aveva trovato “molto ben curato, capace di rallegrare l’occhio e l’animo, offrendo la vista di una quantità di piante fresche e profumate delle più svariate specie”. 

E fra le piante del giardino, noi abili viaggiatori scopriamo un’altra curiosità botanico – scientifica: un orologio floreale.

Lorologio floreale“, si basa sui diversi orari del giorno in cui i fiori, secondo la loro specie, dischiudono al sole le corolle. L’effetto orario si otteneva sistemando le piante in un aiuola circolare, dove in ogni settore, rappresentante una distinta ora, la specifica specie floreale si schiudeva al momento opportuno, misurando in modo naturale il tempo.

A Trisulti  per di più venne concepito un orologio floreale con il sistema ad “ore italiche”, un antico sistema di misurazione del tempo, diverso dalle nostre 24 ore, nel quale il giorno non iniziava dalla mezzanotte come oggi, ma dal momento in cui terminava il crepuscolo (circa mezz’ora dopo il tramonto).

Natura, scienza e tempo sono tre strade che, nella filosofia certosina, riportano a Dio, creatore e motore di tutto il creato. Come dimostrano anche alcuni orologi visibili ancora oggi sul campanile della Certosa e che hanno, curiosamente, solo la lancetta dei minuti… Per sapere l’ora a cui abbinarli occorre ascoltare o aver ascoltato i rintocchi delle campane. Perchè per il Certosino il tempo è riservato al silenzio ed alla meditazione, quindi a  Dio che ne scandisce i momenti tramite il suono delle campane.

E anche noi viaggiatori e appassionati slow travellers, non possiamo che concordare con i monaci Certosini, su una fruizione lenta del tempo, che parli al nostro cuore di Dio, per chi ha fede, e di bellezza, natura e qualità della propria vita per chi, invece, è ancora in ricerca.

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Un grazie particolare all’amico Antonio Cappella, realizzatore del materiale fotografico di questo post. 🙂

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