Tufo di Carsoli: “Intonaci” d’arte e di bellezza

La bellezza salverà il mondo” scrive il grande scrittore russo Dostoevskij in uno dei suoi romanzi più famosi, l’Idiota.

In attesa che questa profezia si compia nella sua mondiale globalità, molte volte la bellezza e l’arte contribuiscono a salvare piccoli Borghi che, senza il loro aiuto, sarebbero scomparsi da tempo.

Tufo di Carsoli

Il piccolo Borgo di Tufo, frazione del Comune di Carsoli (Aq) è uno di questi esempi. Poco più di 300 abitanti, diviso, a sua volta, in 3 frazioni (Tufo Alto, Tufo Basso e Villetta), senza il ricorso all’arte ed alla bellezza, sarebbe probabilmente oggi uno dei tanti piccoli paesini semi spopolati del territorio montano italiano o, nella “migliore” delle ipotesi, un paese stagionale, vivo solo nei mesi estivi, o una frazione “dormitorio” dove si risiede solo per dormire ma si “vive”, si lavora, si va a scuola o si fa la spesa da qualche altra parte…

Ma per quei piccoli miracoli della vita e per la saggezza dei suoi abitanti, dei responsabili della locale Pro Loco e dei suoi amministratori, la scelta ed il finale per Tufo sono stati diversi e noi “curiosi” per natura, prima che per blog, siamo quì per raccontarlo.

 

Arriviamo a Tufo nel pomeriggio, provenienti dalla vicina autostrada A24, e veniamo accolti, oltre che dai rappresentanti della locale Pro Loco, anche da un primo murale che ci informa di essere arrivati a “Tufo, il paese delle Arti“. Completati i saluti e le presentazioni di rito, ci incamminiamo per le vie del piccolo paese e ci facciamo raccontare da Maurizio Morelli vice presidente della Pro Loco, la storia di questo progetto ” Intonaci” che ha salvato se non il mondo, almeno la vita di questo Borgo.

Il progetto “Intonaci” è nato nel 2016, su iniziativa della Pro Loco di Tufo, proprio con lo scopo di “riscoprire la bellezza negli angoli nascosti del proprio territorio, scavando nella storia e nei ricordi della comunità per riportarli alla luce attraverso immagini e colori visibili a tutti“.

Questa operazione è stata possibile grazie all’impegno ed al lavoro del gruppo degli “Artisti della Valle del Cavaliere”, che vive ed opera proprio in questa striscia di territorio, la Piana del Cavaliere, a cavallo fra Lazio ed Abruzzo e che comprende tanti piccoli comuni, fra i quali Carsoli e Tufo.

Per poter creare e realizzare le loro opere, questo gruppo di artisti ha vissuto e lavorato per settimane a contatto con la Comunità di Tufo, ascoltando le storie ed i racconti degli anziani, i sogni ed i desideri dei bambini e, tenendo conto della storia e delle tradizioni locali, ha trasformato Tufo, in una piccola galleria d’arte a cielo aperto, con interventi artistici quali murales, mosaici, decorazioni, sculture in legno e ferro, vetrate artistiche.

Nell’ultima edizione a questo gruppo di artisti si sono aggiunti i ragazzi delle Accademie di Belle Arti di Firenze e Sassari ed alcuni gruppi di giovani abitanti del paese: i ragazzi della “Comunità Passaggi” ed i bambini del gruppo “Cuccioli di Tufo“.

Mentre ascoltiamo e camminiamo nei vicoli ecco che, pian piano, le opere d’arte del “Progetto Intonaci“, ci vengono incontro e si fanno svelare.

Murales ed altre istallazioni artistiche, che ci parlano dei quotidiani lavori agricoli e delle tradizioni del paese. Opere dedicate al ciclo di vita della terra, la semina, la raccolta, la macinazione del grano.

Intonaci che raccontano storie di transumanza, quando i pastori dagli altopiani d’Abruzzo passavano per il paese per riportare verso Roma le greggi, e presentano agli occhi di noi moderni quei maestri artigiani che “servivano” il paese ed i suoi abitanti con l’arte delle loro mani: il maniscalco, il fabbro

Il fabbro

 

 

Opere che come sipari, si aprono e ci raccontano di vecchie tradizioni o antiche leggende.

Il Canestro

Una delle più belle, fortunatamente ancora in uso, ci parla del tradizionale canestro in vimini, che veniva regalato in passato, alle famiglie degli sposi, per far fronte sia al pranzo nuziale che ai vari pranzi e feste  che si tenevano nei giorni successivi alle nozze. Un gesto di affetto e di solidarietà della Comunità verso le nuove famiglie e le spese che sicuramente avrebbero atteso la neonata famiglia.

Tradizionalmente il Canestro comprendeva tre o più pagnotte di pane, caffè, zucchero, uova, carne di agnello ed una speciale pizza dolce, che sarebbe servita da dessert nuziale. Veniva poi arricchito e completato con vino, liquore, pasta e decorato con fiori, nastri e frutta. Per antica e tradizionale scaramanzia tutti i quantitativi dovevano essere dispari e superiori a 3.

Il Canestro veniva portato in corteo, accompagnato dal suono dei tradizionali organetti, alla casa degli sposi da tutti i parenti, ordinati in maniera precisa in ordine di anzianità e grado di parentela. Trascorsi 8 giorni dal matrimonio, gli sposi ricambiavano offrendo a tutti i donatori il tradizionale “Pranzo del Canestro“.

 

 

Ma l’arte serve anche ad immortalare i riti quotidiani del paese: gli amici che in cantina si dividono un bicchiere di buon vino locale, il ritorno della tradizionale processione annuale al Santuario della SS Trinità di Vallepietra, o i vecchi abitanti seduti in cerca dell’ultimo sole della giornata

La cantina

Il ritorno da Vallepietra

 

Murale “L’Anziano”

 

 

Parlando di cibo e di buon vino, decidiamo di fare una pausa “alimentare”. Le mie guide locali della Pro Loco mi consigliano una sosta golosa al Ristorante “Da Rossella“, famoso per degli ottimi ravioli fatti a mano di proporzioni XXL.

Purtroppo l’orario pomeridiano non mi permette di verificare la bontà dell’indicazione e quindi ripiego su una intrigante merenda a base di crostata e marmellata di Strudel, offerta da Eliana Mongale, di cui avevamo già sperimentato i prodotti in occasione di Orvinio in Arte 2017. Tutto accompagnato da un ottimo caffè.

Ritemprati dalla dolcezza di questa particolare marmellata di mele, arancio, limoncello e chiodi di garofano riprendiamo il nostro viaggio nella bellezza.

Pochi passi e ci attende un’altra piccole sorpresa: la Storia…

Normalmente nei nostri pensieri siamo abituati a pensare alla Storia come un grande fiume di fatti, l’uno consecutivo all’altro, che studiamo e memorizziamo, più o meno entusiasticamente, durante il periodo scolastico.

Realmente come un fiume, la Storia è fatta invece di tante piccole gocce e rigagnoli che passano anche attraverso le piccole quotidianità di un piccolo borgo sperduto fra Lazio ed Abruzzo.

Sono sempre i muri di Tufo a raccontarcelo…

Raccontano di un ragazzo del posto che pieno di sogni, lascia la sua casa ed il suo mestiere di contadino e si arruola nei garibaldini per partecipare alla liberazione di Roma dal potere temporale del Papa e dare vita alla Repubblica Romana.

Raccontano di Briganti, uomini e donne, che in questo lembo di terra di confine fra Regno delle Due Sicilie e Stato della Chiesa, vivono, lottano, rubano, difendono e sono un giorno eroi ed un giorno furfanti a seconda di chi subisce o è difeso dalle loro azioni.

 

Re Ferdinando II

Gocce di storia che raccontano di un Re, Ferdinando II di Borbone, che un giorno, come nelle favole, lascia la sua bella reggia di Napoli e viene in visita in questo piccolo paese e di un Barone Giuseppe Coletti, che vergognandosi un poco delle dimensioni e dell’aspetto povero ed umile del suo paese apre una strada apposita per permettere ai suoi nobili ospiti di arrivare al suo Palazzo senza passare per il tradizionale e, secondo lui, sgradevole percorso.

Ma il destino a volte si vendica ed oggi il Borgo di Tufo è pieno di arte e bellezza ed il Palazzo del Barone è invece chiuso da anni e purtroppo non visitabile.  La nostra speranza però è che, come per il Castello della Bella Addormentata, anche il Palazzo sia, prima o poi,  nuovamente risvegliato, aperto e fruibile, quale armonico completamento dei tanti percorsi artistici di Tufo.

 

Lasciamo il Murales e Re Ferdinando a salutare i suoi sudditi e scopriamo, dopo pochi passi e sempre attraverso i muri, che fra i tanti abitanti e visitatori di Tufo ce n’è uno speciale: il “mitico” Maestro Manzi.

Per chi non lo conoscesse  Alberto Manzi  è stato, negli anni cinquanta, un famoso maestro che nei primi anni della televisione, attraverso un famoso programma “Non è mai troppo tardi” insegnò a molti adulti, reduci dalla guerra e in gran parte analfabeti, a leggere, scrivere e far di conto.

Grogh il Castoro

La madre di Manzi era originaria di Tufo ed il maestro molte volte tornò nel borgo sia per passare dei periodi di vacanza, sia per portare i suoi allievi ad imparare dalla realtà concreta, in quelle che erano le prime “versioni” delle attuali gite scolastiche.

Oggi il paese rende omaggio sia a lui che al suo libro di letteratura per ragazzi “Grogh, storia di un castoro“. Il libro, che racconta le avventure di un castoro a difesa della sua comunità, ha avuto un grande successo, tanto da essere tradotto in oltre 20 lingue ed essere il libro italiano per ragazzi più conosciuto all’estero dopo Pinocchio.

 

 

 

Insieme a Grogh, percorriamo l’ultimo tratto del Borgo, fino alla sede della Pro Loco. Sul muro esterno ci attende, in versione artistica, l’ultimo insegnamento di questo bellissimo progetto “Intonaci“: l’aver trasmesso, entusiasmo, desiderio di scoprire e fare, amore per i colori e per le proprie tradizioni anche ai giovani e ai bambini del Borgo.

L’ultima opera del Progetto è infatti realizzata non dagli Artisti della Valle del Cavaliere o dell’Accademia, ma dai bambini di Tufo, dai “cuccioli” di questo paese.

E’ un’allegra filastrocca che racconta, con gli occhi e l’innocenza dei bambini, come il sogno della bellezza dopo aver girato il mondo arrivi a Tufo e la renda più colorata e bella. Il libro magico dove è scritta questa filastrocca è contornato dalle impronte delle mani dei bambini pronti ad accogliere, accudire e difendere, con le loro mani, questa bellezza che è magicamente arrivata nel loro paese.

Di fronte ai sogni dei bambini vorremmo fermare il tempo ma, purtroppo, il tramonto ci ricorda che è ora di lasciare il magico Borgo di Tufo e ritornare in città. Salutiamo e ringraziamo i rappresentanti della Pro Loco di Tufo: il suo Presidente Lamberto Di Pietro e il suo Vice Presidente Maurizio Morelli che ci ha guidato fra i bellissimi “Intonaci” del paese. Un goloso e personale saluto finale va anche alla Signora Eliana ed alle sue marmellate, perchè molto spesso, l’amore e la passione per il proprio territorio passa anche per l’amore per i prodotti del proprio Borgo.

Andando via diamo un ultimo sguardo al murale dei bambini di Tufo e ci colpisce il verso finale della filastrocca che prendiamo come stimolo e promessa per la nostra filosofia di Slow traveller:

Con in mano un bel pennello, tutto sarà molto più bello

Grazie a quel pennello ed alla voglia di riscoprire le proprie bellezze e tradizioni, a Tufo sono riusciti a “far tutto più bello“. Personalmente lo auguro di cuore anche a tutti gli amici Giro Viaggiatori che seguono e mi accompagnano in questo Blog.

 

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